Fontana sempre più disorientato. Non ha ancora capito cosa sia successo ad Alzano e Nembro

Lettura 5 min

Suscita ilarità la risposta del governatore Fontana quando nell’intervista a Repubblica del 23 maggio afferma di non aver capito perché le zone che dovevano diventare rosse nella bergamasca, non lo fossero poi diventate.

Eppure con un destro e un sinistro in una conferenza stampa serale il 6 aprile scorso, Conte tornava sulla vicenda incalzato dai giornalisti.

“Quanto invece alle competenze e ai poteri della Regione Lombardia, si fa presente che le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti”. “Al pari di quanto hanno fatto altre Regioni – conclude Conte – come il Lazio, la Basilicata e la Calabria, nei cui territori, con ordinanza, sono state create “zone rosse” limitatamente al territorio di specifici comuni”.

Insomma, chi ha mai detto a Fontana di non fare ciò che voleva? Infatti “non abbiamo mai impedito – spiega Conte – ai governatori di assumere ordinanze anche ai sensi dell’articolo 32 della legge 833 del 1978 sul sistema sanitario nazionale. lo hanno fatto anche altri governatori quindi non era una risposta polemica, di chi vuole imputare o scaricare responsabilità”.

Sorprendente la risposta sull’ordinanza per spostare i pazienti covid nelle Rsa: “il Pat è una grossa struttura e questi degenti sono andati in uno dei tanti reparti”. Come in uno dei tanti reparti? Ma lo sa Fontana cosa stava accadendo al Trivulzio?

Sull’ospedale Covid in Fiera il governatore fa altrettanto. Tutto secondo le necessità di allora.

Ma torniamo ancora indietro di un mese e in particolare alla lettera che sette sindaci lombardi – Beppe Sala (Milano), Giorgio Gori (Bergamo), Emilio Del Bono (Brescia), Gianluca Galimberti (Cremona), Virginio Brivio (Lecco), Mattia Palazzi (Mantova) e Davide Galimberti (Varese) – scrissero al governatore.

“Se è vero, e ne prendiamo atto, che Regione Lombardia ha effettuato acquisti di mascherine per molti milioni di euro, e contestualmente la Protezione Civile sostiene di aver inviato in Lombardia il 17% di 45 milioni di mascherine – come ha dichiarato ieri Angelo Borrelli – dove sono tutte queste mascherine? Perché noi fino ad oggi non le abbiamo viste, né le une né le altre. Possiamo avere una parola certa su quando arriveranno ai Comuni e ai nostri cittadini?”.

E, ancora…. non ci pare che nella lettera si dia risposta a una domanda: è confermato ciò che hai detto a proposito degli ospiti delle RSA in una recente conferenza stampa, e che cioè che nelle case di riposo “è tutto sotto controllo e che vengono sottoposti a tamponamento tanto i plurisintomatici che i monosintomatici”? Quanto alle puntuali indicazioni che a tuo dire la Regione avrebbe “sin dalle prime avvisaglie” fornito ai gestori delle strutture “per predisporre una limitazione degli accessi a parenti e visitatori degli ospiti”, così da tutelarne “lo stato di salute impedendo di portare all’interno agenti virali esterni”, chiediamo di sapere perché il 29 febbraio sia stata rigettata – con comunicazione a tutte le RSA del territorio ATS Bergamo – la richiesta dei gestori di chiudere le residenze agli accessi dei familiari degli ospiti”.

“Appurato che le indicazioni ministeriali prevedono di sottoporre a tampone rinofaringeo i soggetti sintomatici, la tua risposta chiarisce quale sia stato il cambio di strategia attuato da Regione Lombardia con l’aumento del numero dei casi, la cui conseguenza è che l’esecuzione dei tamponi è oggi limitata ai soggetti sintomatici candidati al ricovero e agli operatori sanitari con sintomatologia similinfluenzale (oltre a quelli usati per la verifica della guarigione). Ciò significa che Regione Lombardia ha del tutto abdicato all’uso di questo strumento come mezzo per il contenimento della diffusione del virus, a differenza di quanto continua ad essere fatto in altre regioni, con ciò distanziandosi dalle direttive di cui sopra. L’auto-isolamento prescritto ad ogni assistito con sintomatologia similinfluenzale non consente infatti, quand’anche attuato, di individuare precocemente e di testare anche i familiari e i contatti più stretti. E questo a nostro avviso è un problema. Chiediamo pertanto perché non si sia provveduto ad acquistare più macchinari, come altre regioni hanno fatto, e maggiori quantitativi di reagente, e perché non si sia coinvolto un maggior numero di laboratori, così da poter effettuare un numero adeguato di tamponi”.

Possiamo anche fermarci qui.

Photo by Lance Grandahl

Servizio Precedente

Google ha attivato la geolocalizzazione in automatico per l'emergenza Covid-19 tramite il bluetooth?

Prossimo Servizio

Scoppia caso Crisanti. Il virologo: "Senza me non c'era piano tamponi per tutti. Rischiai denuncia per danno erariale per fare i test. Piano veneto sarebbe stato baggianata"

Ultime notizie su Veneto