Crisanti: cambiate il Comitato tecnico scientifico, non ha capito cosa sarebbe accaduto

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 “Bene ha fatto il governo a fermare la movida, se queste misure non fossero state promulgate saremmo arrivati alla situazione francese, mentre ora immagino uno scenario simile a quello inglese, dove provvedimenti analoghi stanno portando dei risultati”.

Lo afferma il virologo Andrea Crisanti in una intervista a La Stampa. Apprezza l’intervento di Conte, ma per il professore “la posizione del Comitato tecnico scientifico resta incomprensibile. Forse sulle palestre si poteva essere più duri fin da subito, ma mi pare una questione marginale. E poi immagino che le ultime misure, come tutte quelle precedenti, siano uscite dal Cts. È un processo poco chiaro e forse il governo dovrebbe iniziare a consultare non dico me, ma qualcuno che avesse capito che l’epidemia non finiva l’estate scorsa”.

Il Cts, aggiunge, “non si è mai posto il problema di come tenere bassi i contagi e si è illuso che l’epidemia finisse a giugno. Allo stesso modo ora centellina ogni settimana nuove misure mettendo in difficoltà lo stesso governo. Se a novembre il contagio calasse ci vorrebbe un piano nazionale di sorveglianza e di prevenzione per stabilizzare la situazione e non vivere in altalena i prossimi otto mesi.

Anche sui test la burocrazia del Cts ci ha privato degli strumenti adatti a controllare” con “un’interpretazione semplicistica, attorno ad essi serve tutta l’organizzazione necessaria. Quella che è mancata nelle settimane scorse e che ha costretto il governo a intervenire duramente”.

Quanto è probabile il lockdown? «Molto improbabile, gli scenari sono tre: se i contagi scendessero servirebbe un piano per tenerli bassi fino al vaccino; se si arrivasse soltanto ad un appiattimento della curva potrebbero essere necessarie nuove misure più severe o una pausa di qualche tipo; se i contagi aumentassero di molto si arriverebbe a dei lockdown settoriali”.

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