Il premier spagnolo Sanchez verso le dimissioni “strategiche”, salvando l’amnistia catalana

29 Aprile 2024
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Dopo cinque gironi di riflessione, il premier spagnolo Pedro Sanchez scioglierà oggi la riserva sulla sua permanenza alla guida del governo di Madrid: dall’ambiente socialista non sono filtrate indiscrezioni, ma costituzionalmente gli scenari sono limitati e nessuno prevede il ricorso alle urne in tempi brevissimi. La prima possibilità è semplicemente che Sanchez scelga di rimanere al suo posto: scenario improbabile nel senso che il suo obbiettivo politico sembra quello di voler sfruttare gli attacchi anche personali della destra nei suoi confronti e della sua famiglia per legittimare la sua leadership.

È probabile quindi che il premier affidi la sua permanenza a un voto di fiducia il cui esito appare d’altra parte scontato, ma che gli darebbe un sostegno ufficiale del Parlamento e della sua maggioranza una volta per tutte. Questo è lo scenario auspicato da tutte le forze politiche, compresi i nazionalisti e gli indipendentisti baschi e soprattutto catalani, che vogliono blindare la legge di amnistia – che decadrebbe con un governo vacante, in quanto ancora in itinere – ed evitare che la vicenda monopolizzi la campagna per le elezioni regionali. 

 Se invece Sanchez decidesse di passare la mano – vale a dire nel caso in cui le denunce contro la moglie avessero effettivamente un qualche fondamento – la prima possibilità è quella di scegliere un successore nel Psoe (ai cui vertici si aprirebbe comunque una crisi) che dopo un regolare voto di investitura diventerebbe presidente del governo senza interrompere la legislatura (salvando quindi la legge di amnistia). Esiste di fatto un precedente: nel 1981 il centrista Adolfo Suarez passò il testimone al suo vice, Leopoldo Calvo Sotelo – e di fatto fu durante il relativo dibattito di investitura che avvenne il fallito golpe del 23 febbraio, con la Guardia Civil in Parlamento.

Fra i possibili candidati circola insistentemente il nome dell’ex premier José Luís Rodriguez Zapatero, che metterebbe d’accordo tutto il partito ma che non ha dato ancora la propria eventuale disponibilità; altra scelta possibile è la numero due del governo, María Jesús Montero. Infine, l’ultimo scenario sono le dimissioni senza successione: in questo caso si dovrebbe tornare alle urne ma la convocazione non potrebbe avvenire prima di un anno dall’ultimo voto, e dunque tenuto conto dei tempi tecnici e della campagna elettorale si andrebbe a votare non prima di fine luglio.

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