La sferzata di Mattarella. Europa cantiere permanente da puntellare

18 Dicembre 2023
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto alla XVI Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia. Il suo intervento è una vera e propria “linea editoriale” del Quirinale, una sferzata alle istituzioni a tutto campo. Ecco i passaggi più rilevanti che meritano di essere ricordati.

UCRAINA

“Derubricare a mera dimensione regionale l’attacco della Federazione Russa all’Ucraina sarebbe un errore capitale. I suoi effetti destabilizzanti si avvertono in tutti gli angoli del globo e vulnerano gli strumenti internazionali di cooperazione e di dialogo.

Sovente, si attribuisce alla diplomazia la costrizione a un approccio che viene eufemisticamente definito “realista”, per indicarne abusivamente una presunta natura di mediocre cinismo. Mentre, al contrario, l’esercizio diplomatico corrisponde a una funzione alta, di strumento di manifestazione autentica dei valori più profondi di una comunità.

L’opposto equivarrebbe a riproporre l’interrogativo novecentesco del deputato francese Marcel Deat “Morire per Danzica?”. Tutti ricordiamo quale seguito ebbe.

Le “prove” di guerra contengono, in loro stesse, un terribile “cupio dissolvi”.

LA GLOBALIZZAZIONE HA COLPITO

“A interpellarci è il fenomeno – non nuovo, se è vero che caratterizzò anche gli anni della fine dell’800 – della globalizzazione che, dai commerci e dalla circolazione delle idee, si è allargata oggi, in misura ben più ampia, con la esistenza di piattaforme di condivisione delle esperienze di ciascuno, in tempo reale e con una pervasività che, mescolando, sovente, realtà e virtualità, vede poste a rischio le fondamenta dell’esercizio in modo autonomo del libero spirito critico di ciascuno.

La discussione circa la globalizzazione intesa come periodo, piuttosto che come processo, è tutt’altro che oziosa”.

EUROPA, COSTRUZIONE DA DEFINIRE

“Importa il ritorno a sensibilità prevalenti prima della Conferenza sulla Cooperazione e la Sicurezza in Europa e delle deliberazioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in tema di diritti e doveri economici degli Stati.

Riguarda, cioè, il tema della costruzione delle regole della comunità internazionale.

Dal cuore di un’Europa, frantumata dalla drammatica esperienza della Seconda guerra mondiale, emerse l’urgenza di abbandonare i criteri che avevano caratterizzato le tradizionali conferenze successive ai conflitti dei due secoli precedenti, puntando a guardare avanti anziché al passato.

L’obiettivo diventava non più quello di imporre condizioni ai perdenti affinché, nel prevedibile conflitto successivo, le parti in quel momento trionfanti fossero in vantaggio, quanto, piuttosto, di porre le premesse affinché la guerra scomparisse dal dizionario delle relazioni internazionali.

Ed è quanto afferma, solennemente, l’art.11 della nostra Costituzione, che appare in perfetta sintonia con il paragrafo 4 dell’art.2 della Carta delle Nazioni Unite: “i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”.

In buona sostanza, veniva posto fuori corso lo “ius ad bellum” – il diritto di muovere guerra – espressione, a lungo, considerata attributo imprescindibile della sovranità di una nazione.

È la nascita del quadro multilaterale.

Un quadro che ha, purtroppo, mostrato, in questi decenni, limiti strutturali presenti dalla sua nascita, derivanti anche dalla registrazione del ruolo prevalente attribuito alle potenze allora vincitrici nel Consiglio Sicurezza dell’Onu, al quale veniva delegato, in teoria, l’onere del monopolio del diritto di intervento nelle dispute fra Stati”.

L’INVASIONE RUSSA 

“Da queste costatazioni rileva il carattere globale dell’invasione da parte russa del territorio di un’altra nazione, a partire dalla Crimea e dai territori della Georgia. L’intento appare quello di ridurre di nuovo l’Europa frantumata, in pezzi, impotente.

Di congelare i rapporti fra Paesi, impedendo il libero esercizio della loro sovranità, così come era già accaduto, ad esempio, ai tempi della “Cortina di ferro”, con l’applicazione della teoria della “sovranità limitata”.

La pretesa del riemergere, nel terzo millennio, della logica “imperiale” è inaccettabile.

A suffragarla non soccorre neppure più l’alibi ideologico, di confronto/competizione tra sistemi basati sui progetti di vita contrapposti.

Rimane soltanto la logica della prepotenza.

Ecco la ragione elementare per puntare sul multilateralismo per quei Paesi – come l’Italia – che rifiutano intenti imperialisti e non hanno l’ambizione di essere “satelliti” di alcuno bensì di cooperare, da pari, con tutti gli Stati e i popoli di buona volontà, anche per governare la globalizzazione, facendone crescere la coincidenza con il perimetro della libertà e del benessere.

Affermando, inoltre, il principio della sovranità democratica rispetto alla sovranità di fatto, talvolta pretesa da imprese “over the top”, convinte di essere titolari del diritto di dettare regole”.

L’USO SPREGIUDICATO DEI MERCENARI

“La tentazione di fare a pezzi il sistema multilaterale passa attraverso l’uso spregiudicato di numerose pratiche: eserciti privati utilizzati come mercenari nei teatri di guerra. Militarizzazione e privatizzazione dello spazio, a lungo e finora teatro, invece, di buone pratiche di cooperazione. Uso della disponibilità di risorse energetiche e alimentari come arma strategica. Esercizio dell’evasione da legislazioni ritenute stringenti per spingere verso il basso i livelli di tutela degli interessi generali. Per indicare soltanto alcune, di queste cause, di questi strumenti.

Tutto questo nel momento in cui le scelte che davvero contano – ce ne ha dato esempio la Cop28 – sono il frutto di “filiere lunghe”, che coinvolgono organismi e conferenze internazionali, attori continentali come la Unione Europea e quella Africana, i singoli Stati, le forze economiche e sociali della società civile.

La dimensione della concertazione internazionale rientra da ogni parte e da ogni porta.

Né gli autori della destabilizzazione e del disordine possono immaginare che la comunità internazionale rinunci ad autorganizzarsi, ad auto-regolamentarsi solo perché forze ostili – inclusi i gruppi di ispirazione terroristica – pretendono di avere argomenti a giustificazione dei propri atti.

E, di conseguenza che – la comunità internazionale – debba rinunciare a difendere i valori della pace, dello sviluppo e della convivenza sanciti nella Carta delle Nazioni Unite”.

MEDIORIENTE, LA GUERRA ATIPICA TRA ISRAELE E HAMAS

“In Medio Oriente, il movimento terroristico Hamas ha innescato spirali di violenza di immani proporzioni, riuscendo anche nell’intento di sabotare, congelandolo nel breve periodo, ogni tentativo di dialogo.

Il barbaro assassinio di centinaia di cittadini israeliani inermi ha riavviato una guerra atipica fra lo Stato di Israele e una formazione terroristica che controlla di fatto un territorio, con i civili, siano essi israeliani o palestinesi, chiamati a pagare tragicamente il prezzo più alto. 

Il terrorismo avanza laddove la proposta politica perde terreno, o l’impegno di paziente tessitura di soluzioni diplomatiche rimane frustrato, nonostante il trascorrere dei decenni.

Il conflitto israelo-palestinese è innegabilmente il risultato della prolungata incapacità di costruire tali percorsi di dialogo e di convivenza, e di perseguire l’unica strada ragionevole: la soluzione dei due Stati.

Rinunciare ad affrontare i problemi lascia aperti varchi in cui si infilano gli estremismi.

La crisi mediorientale, con il suo portato d’odio, ha fatto riemergere dal suo fiume carsico anche il fenomeno dell’antisemitismo, che, oggi come ieri, si nutre di luoghi comuni e di una visione distorta della Storia. Derivazione di sottoculture che resistono al tempo e alla ragione, veri e propri “magazzini dell’odio, mai svuotati della loro merce tossica”, come le ha recentemente definite la Senatrice Liliana Segre.

Si tratta di messaggi che debbono incontrare la più netta condanna, senza ambiguità, senza interpretazioni di comodo”.

LE GUERRE RIGUARDANO L’EUROPA

“Lo scenario di terre contese, di diritti negati, riguarda, con l’Ucraina, anche l’Europa.

Una ferita aperta nel cuore del nostro continente, riportando indietro le lancette della storia, a quando si riteneva possibile decidere le sorti di interi popoli in base a spartizioni di territori e di sfere di influenza.

Da 22 mesi il popolo ucraino si pone come argine a questa deriva e, ancora una volta, sono le vittime civili a pagare un prezzo alto.

Si presenta, in questo scenario, come a Gaza, la necessità di rendere stringenti le regole, anche in guerra, di quel diritto internazionale umanitario la cui urgenza emerse addirittura – come sappiamo – già con la Convenzione di Ginevra nel 1864.

È inammissibile che, in conflitti armati di questo secolo, vengano esercitati attacchi e rappresaglie che colpiscono la inerme popolazione civile.

Tocca alla comunità internazionale impedire nuove avventure a questa politica di sopraffazione che trova emuli in diverse situazioni e in più continenti.

“All’Unione si appartiene, anzitutto, per una scelta di valori: pace, libertà, coesione sociale, democrazia, Stato di diritto. Contrapporvi un’affermazione di esclusivo esercizio di sovranità solitaria – che sarebbe sempre più soltanto apparente – risulta illusorio e sterile.

Appare del tutto incoerente vedere – nel dibattito europeo – per chi ha scelto liberamente di appartenere all’Unione, agitare una inconsistente contrapposizione tra Europa degli Stati ed Europa sempre più integrata.

Dalla coscienza dell’Europa, anche dopo il recente vertice, si leva il fermo impegno a rilanciare l’orizzonte di un multilateralismo sempre più rispettoso del futuro dell’umanità.

Per la sua stessa natura l’Unione Europea deve evolvere per non arretrare, e oggi più che mai abbiamo il dovere di rilanciare il processo di integrazione, rafforzandone i meccanismi di governance”.

EUROPA CANTIERE PERMANENTE DA PUNTELLARE

“Come ogni costruzione umana, l’Unione Europea non è perfetta: è un cantiere permanente, da puntellare quotidianamente con il lavoro di tutti, unendo, insieme, resilienza, ferma chiarezza e pazienza, come è necessario per la conclusione dei negoziati in atto per il Patto di stabilità e crescita.

È un cantiere da completare nella sua architettura, non potendo troppo a lungo reggere una costruzione parziale.

Non possiamo che guardare con impazienza ai passi ancora necessari per la costruzione di una vera politica estera e di difesa europea.

Le crisi in atto ci impongono di agire insieme, continuando a lavorare allo sviluppo di maggiori capacità e di risposte comuni – in costante coordinamento con i nostri alleati e con la Nato – nella consapevolezza di dover aumentare nell’Unione il nostro grado di capacità strategica e di responsabilità.

La sicurezza europea dipenderà sempre più dalla capacità degli europei stessi di provvedervi.

La costante attrazione storica del progetto di integrazione trova conferma nella volontà di molti Paesi di esserne parte.

Il processo di allargamento si è rivelato, negli ultimi decenni, uno dei più importanti strumenti al servizio della stabilità dell’intera area continentale.

Al riguardo, la recente decisione del Consiglio Europeo di aprire i negoziati per l’adesione con l’Ucraina e la Moldova e di concedere lo status di candidato alla Georgia, fanno stato dell’avanzamento dei nostri partner orientali nel percorso di avvicinamento all’Unione.

Occorre tuttavia essere effettivi, nei tempi e nei modi”.

L’INTEGRAZIONE DEI BALCANI

“A vent’anni dalla Dichiarazione di Salonicco, è fondamentale procedere all’integrazione dei Balcani occidentali, a partire da quei Paesi che hanno da tempo avviato un percorso di riforme per entrare a far parte della famiglia europea.

Le tensioni nei Balcani suonano come campanello d’allarme sull’attenzione da rivolgere ai popoli di questa regione.

È di rilievo positivo che il Consiglio Europeo abbia contemplato la possibilità di avvio dei negoziati per la Bosnia Erzegovina.

Allargamento e approfondimento dei meccanismi di integrazione economica e politica sono due aspetti strettamente connessi.

Affinché l’Unione Europea possa svolgere un ruolo rilevante a livello interno ed internazionale, essi debbono procedere di pari passo.

Una esigenza, questa, che dovrebbe indurci ad un sempre maggiore ricorso al voto a maggioranza.

Tra sei mesi saremo parte di quel grande esercizio di sovranità popolare, rappresentato dalla elezione del Parlamento Europeo; a cui farà seguito la designazione della nuova Commissione Europea.

Vanno riprese con solerzia le riflessioni interrotte dopo la conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa.

Non basta tirare avanti per inerzia”.

ITALIA, L’OPPORTUNITA’ DEL G7

“Con l’assunzione della Presidenza del G7, avremo la possibilità di dare ulteriore impulso a molte sfide globali, tra le quali trovano posto quella dei flussi migratori e quella della sicurezza alimentare. Tematiche fra loro strettamente connesse, soprattutto nel continente africano”.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, IL RISCHIO DEI CONDIZIONAMENTI

“Al centro della Presidenza italiana vi sarà anche il tema dell’Intelligenza Artificiale: un avanzamento scientifico che apre all’umanità opportunità di affrontare e risolvere problemi che credevamo al di là delle nostre possibilità, ma che espone al tempo stesso al rischio di pericolosi condizionamenti nell’informazione, di intrusioni nella sfera privata dell’individuo, di mutamenti radicali degli assetti produttivi, di potenziale crescita del già rilevante divario fra ricchi e poveri, fra forti e deboli. In ultima analisi a un rischio di tenuta per i sistemi democratici.

Si tratta di una prospettiva di grande valore che andrà adeguatamente e sollecitamente governata per trarne tutta la portata positiva”.

Foto credit Quirinale codice 65461

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