No Green pass occupano Ateneo di Torino

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 “L’Universita’ non deve discriminare. Vogliamo entrare perche’ ne abbiamo diritto e non perche’ si e’ fatto i tre vaccini”. I No Green pass occupano l’Aula Magna del rettorato, nel centro di Torino, contro il certificato verde. A protestare qualche decina di studenti, ma anche alcuni lavoratori dell’ateneo, tra cartelli che ricordano il Giorno della Memoria e bandiere di Israele con la data d’inizio delle leggi razziali. Un accostamento non nuovo, per chi si oppone alle politiche di contenimento della pandemia. “L’Universita’ di Torino e’ il luogo nel quale si possono manifestare le opinioni liberamente – e’ la reazione del rettore, Stefano Geuna -. Dispiace che ci sia ancora una certa resistenza nei confronti di una pratica, il vaccino, che e’ l’arma piu’ forte contro questa terribile pandemia”. Dalla manifestazione No Vax di Novara dello scorso autunno alle esternazioni di Marco Liccione, leader torinese dei No Green pass, non sono nuovi gli accostamenti tra le attuali restrizioni imposte dal Covid e i regimi del ‘900. “Oggi e’ la giornata dell’ipocrisia, si ricordano le discriminazioni razziali e la Shoah ma anche il Green pass e’ discriminazione: doveva essere un mezzo per affrontare questa pandemia ma siamo allo stesso punto dopo due anni – sostiene Liccione -. Noi senza certificazione non possiamo accedere in certi luoghi, non possiamo vivere, non possiamo lavorare, non possiamo studiare. Questa occupazione ne e’ la prova. L’universita’ dovrebbe essere la casa dello studio, del giovane, della crescita del giovane”. Posizioni espresse anche dai manifestanti, poche decine, che nel pomeriggio si sono presentati sotto il Rettorato presidiato dalle forze dell’ordine per dare sostegno agli occupanti con generi di conforto. Casse di acqua, cibo e coperte, portate dentro dopo essere state issate dalla strada con una corda fino al balcone al primo piano di via Verdi. Con la richiesta di ricordarsi del giuramento sulla Costituzione, vola qualche insulti ai poliziotti in assetto antisommossa, ma il presidio si svolge in modo pacifico. Pacifico anche il corteo del tardo pomeriggio, che blocca soltanto per alcuni minuti il traffico delle auto in via Po, per poi spostarsi subito sotto i portici. “La polizia ci ha dato l’ultimatum – sostengono i manifestanti all’esterno del rettorato -: se entro domani non andremo via ci sgombereranno, ma noi siamo intenzionati a resistere. Passeremo qui la notte, anche se fa freddo, per stare piu’ vicino a chi dei nostri e’ dentro”. 

Foto di Cole Keister

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