Pena di morte, Salvini: “Sono contrario, ma di fronte a violenza dubbio mi viene”

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“Io sono e rimango contro la PENA di MORTE. Devo dire che a fronte di certe violenze incredibili soprattutto quelle ai danni di donne e bimbi mi viene da pensare ma non ritengo che uno Stato abbia il diritto di togliere la vita a nessuno”. Lo ha detto Matteo Salvini dopo il post scritto ieri sera sulla MORTE dell’imprenditrice scomparsa. “Io sono contro la PENA di MORTE, ma devo dire che di fronte a certa infame violenza qualche dubbio mi viene”. 

Affermazione che ha scatenato reazioni politiche e non solo.

“Nemmeno il tempo di ripudiare #Trump e gli assaltatori del Campidoglio, che oggi la #Lega si mette a ragionare sulla PENA di MORTE. Tipo: tranquilli, siamo sempre quelli di prima”. Lo scrive su Twitter Ivan Scalfarotto, deputato di Italia viva e sottosegretario agli Esteri. 

 “Dico a questi signori che la PENA di MORTE chiama in causa proprio i delitti più atroci, non certo delitti comuni. Nei paesi, anche i più democratici, dove è ancora in essere, come alcuni stati dell’America, India e Giappone, si applica per motivi gravi, anzi nel più grave tra i gravi o – come stabilisce la Corte Suprema indiana – nel più raro tra i rari. Se è uno contro e pensa di poterci però riflettere e che ci possano essere delle eccezioni, in sostanza è a favore. Il loro ragionamento è un ragionamento che non tiene. Sono contrari sempre o sono a favore ogni tanto?”. Lo dice all’Adnkronos Sergio D’Elia, segretario dell’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’ che si batte contro la PENA di MORTE nel mondo, commentando le parole del leader della Lega sulla vicenda di Maria Chindamo – uccisa e data in pasto ai maiali – ‘sono contro la PENA di MORTE ma a volte mi viene da pensare’ e del presidente pro tempore della Calabria Nino Spirlì ‘delitti atroci? Non avrei certezza di essere contrario a PENA MORTE‘. “La nostra associazione poi – spiega D’Elia – non vuole affatto difendere Caino ed essere in suo favore contro Abele. E l’esatto contrario semmai. Significa essere dalla parte di Abele e contro il rischio che lo stato, proprio nel nome di Abele, si trasformi in Caino. In sostanza, contro il rischio che, nel nome della giustizia, del diritto e del dolore delle vittime, uno Stato passi dalla parte del delitto, agisca come Caino, ovvero come il più colpevole dei colpevoli. 

 “Non mi pare proprio necessario parlare di questa cosa, ma per favore…”. Taglia corto Emma Bonino, leader di +Europa, commentando con l’AdnKronos le parole di Matteo Salvini e Nino Spirlì, sul tema della PENA di MORTE. “Va bene cercare i titoli”, dice rivolta al leader leghista e al presidente della Regione Calabria, ma “ci manca pure” il dibattito sulla PENA di MORTE. “In tutta Europa non c’è la PENA di MORTE, c’abbiamo messo 20 anni con ‘Nessuno tocchi Caino’, per avere la moratoria, decisa dalle Nazioni Unite”, conclude l’ex radicale.

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