Liberateci dal pensiero unico scientifico e accademico

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di Luigi Bassi – E’ tipico delle dittature e dei regimi illiberali imporre un pensiero unico scientifico ed accademico, perseguitando quegli accademici e ricercatori che non vi si conformano.
Dall’Inquisizione fino al cosiddetto Lysenkoismo dell’URSS di Stalin, che portò centinaia di scienziati in Siberia o davanti al plotone, gli esempi non mancano.
L’Italia, da par suo, può dirsi una delle più antiche culle del conformismo illiberale e violento.
Il 28 agosto di 90 anni fa veniva licenziato il R.D. n. 1227 contenente disposizioni e norme sull’istruzione superiore.
All’art. 18 era fatto obbligo ai Professori di ruolo e dell’istruzione superiore di prestare un solenne giuramento con il quale, tra le altre cose, promettevano solennemente di formare “cittadini operosi, probi e devoti … al Regime Fascista”.
Proprio così: devoti al Regime Fascista.


I Professori che non avessero prestato il solenne impegno sarebbero stati licenziati e privati dello stipendio.
Su 1200 Professori obbligati a pronunciare il Giuramento solo 12 rifiutarono, mentre il 99% giurò devozione al Fascismo per garantirsi la pagnotta: Mussolini, del resto, conosceva bene gli italiani.
I 12 renitenti al giuramento furono dileggiati e paragonati a dementi dalla stampa fascista.
Molti di loro morirono durante la dittatura fascista, ma la cosa veramente emblematica è che quei pochi che sopravvissero al Fascismo non furono eletti Presidenti della Repubblica o comunque celebrati.
Finirono semplicemente nel dimenticatoio, probabilmente poiché costituivano, soprattutto per i loro colleghi, un pesante fardello morale, un pro memoria in carne ed ossa della loro adesione al Regime.


I Professori di fede comunista, cattolica o liberale, raccontarono, più tardi, di aver giurato “con riserva mentale” e di aver preferito combattere il Fascismo dall’interno.
Sulla “riserva mentale” si può sorvolare.
Tra l’altro possiamo anche dire che i risultati della loro lotta interna non sono noti.
In effetti combatterono il Fascismo dall’interno così bene che nel 1934 Mussolini si alleò con la Germania nazista.
Combatterono il Fascismo dall’interno così bene che nel 1938 ci furono le Leggi Razziali.
Combatterono il Fascismo dall’interno così bene che nel 1940 fu dichiarata la Guerra.
Combatterono il Fascismo dall’interno così bene che se non fosse stato per gli Alleati avremmo oggi come Premier un qualche epigone dei lombi mussoliniani.


Non bisogna neppure essere troppo severi con Mussolini, se è vero che, come disse Gramsci nel 1925 alla Camera nell’unico suo discorso che ci è giunto, non a caso l’ultimo prima dell’arresto, la natura dell’Italia è fascista a prescindere dal Fascismo e ciò dipende dalla sua struttura economica, divisa tra due borghesie, quella del Nord e quella del Sud, che possono stare insieme solo nel Fascismo.


“Per comprendere tutto il significato di queste affermazioni basta ricordare: che l’Italia aveva il primato per gli omicidi e per gli eccidi; che l’Italia è il paese dove le madri educano i figlioletti a colpi di zoccolo sulla testa, è il paese dove le generazioni giovani sono meno rispettate e protette; che in alcune regioni italiane sembrava naturale, fino a qualche anno fa, mettere la museruola ai vendemmiatori perché non mangiassero l’uva; che in alcune regioni i proprietari chiudevano a chiave nelle stalle i loro dipendenti al ritorno dal lavoro, per impedire le riunioni e la frequentazione delle scuole serali. ….. La crudeltà e l’assenza di simpatia sono due caratteri peculiari del popolo italiano, che passa dal sentimentalismo fanciullesco alla ferocia più brutale e sanguinaria, dall’ira passionale alla fredda contemplazione del male altrui. Su questo terreno semibarbarico che lo Stato ancora gracile e incerto nelle sue articolazioni più vitali a stento riusciva lentamente a dissodare, pullulano oggi, dopo la decomposizione dello Stato, tutti i miasmi.”

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