Lega in saldi, ma già si sapeva – Letta e Meloni si sono reciprocamente riconosciuti come legittimi aspiranti a guidare il paese

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di Stefania Piazzo – La guerra, il Covid e la crisi che incombe hanno fatto passare in sordina la notizia politica della giornata che sancisce tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta il reciproco riconoscimento come legittimi aspiranti a guidare il paese.

”La questione è che oggi si parla dei due principali partiti italiani ed è normale che le persone che vogliono un confronto, lo facciano attraverso i due principali partiti italiani. Tra l’altro, su fronti contrapposti. Non è da interpretare come non so quale tipo di legame: siamo due avversari, anche orgogliosi nella nostra avversità, ma è normale che la politica sia confronto”, ha spiegato bene e senza indugio la presidente di Fratelli d’Italia arrivando alla sala capitolare del Senato. I due principali partiti italiani, ha detto. La Lega scivola sempre più in basso.

Col Pd “Non e’ questione di feeling”, precisa lei, “ma un normale confronto politico” mentre arriva a Piazza della Minerva per partecipare al seminario sui rischi che corrono le democrazie occidentali.

Giorgia Meloni fa una affermazione forte dei dati dei sondaggi ma anche del crescente appannamento politico di Matteo Salvini che, di imbarazzo in imbarazzo, deve fare i conti col malessere interno del partito e soprattutto con il suo passato ingombrante in politica estera, orgogliosamente esibito un tempo e ora precipitosamente rinnegato.

La Lega è fuori dal giro dei partiti che contano per la guida del Paese. Lo dice chiaro Meloni, ripassiamo il passaggio chiave: “La questione è che oggi si parla dei due principali partiti italiani. Non è da interpretare come non so quale tipo di legame: siamo due avversari, anche orgogliosi nella loro avversità, ma è normale che la politica sia confronto, soprattutto da fronti contrapposti. Invece, in Italia si passa dall’insulto all’inciucio, che è una cosa che trovo meno dignitosa, in entrambi i casi”.

Letta pianta poi la sua bandiera, con un’altra sensibilità e identità, partendo dai complimenti a Orban per la vittoria in Ungheria, “una iattura per l’integrazione Europea… “Solo tre leader: Putin, Salvini e Meloni”, afferma, si sono complimentati con lui.

Letta e Meloni sono divisi sulle sanzioni, ma non sulla adesione al patto atlantico. E sono su fronti opposti sulla legge elettorale proporzionale, respinta da FdI e rilanciata dal governatore Zingaretti.

“Giorgia Meloni, oggi mi critica perché ho sostenuto che questa legge Elettorale maggioritaria produce instabilità. Vorrei serenamente invitarla a ragionare su dati oggettivi. Nel 2018 si è votato con questo sistema maggioritario. Nessuna alleanza ha vinto e in 4 anni ci sono stati ben 3 governi con 3 maggioranze diverse”.

Ma, al di là dei punti che dividono, unisce i due la consapevolezza che la partita la possono giocare da protagonisti e da leader. Del centrosinistra uno, del centrodestra l’altra. E con il Centro che, in una legge proporzionale, sarà l’ago della bilancia. La Salvini Premier, che sta a destra più della Meloni, ha altri problemi cui pensare.

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