Lega, cambi di nome e simboli nuovi senza mezzo congresso?

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di Roberto Paolino – “Roma ha ottenuto in venti minuti quello che noi aspettiamo da oltre cinquanta mesi”. Paolo Franco, ex leghista veneto dichiara che “è tempo che smettano di stare con un piede in due scarpe, a Roma appiattiti e accondiscendenti, a Venezia (finti) barricaderi. Questo triste rimpiattino rappresenta un’offesa ai veneti che hanno votato in massa per l’autonomia”.
Un altro episodio che dimostra quanto la mutazione da movimento indipendentista a partito centralista romano sia ormai cosa fatta, è rappresentato dalla costruzione di una lista per ora dicono loro, solo per la Sicilia, che si chiama Prima l’Italia. A fondarla, a Bergamo, sono stati Calderoli, che ha già “liquidato” la Lega Nord, il vicesegretario Fontana e il tesoriere Centemero. Insomma si completa il cambio di linea con l’ennesimo cambio di nome, decisioni importanti, mai discusse e votate in apposito congresso, come dovrebbe accadere in partito che rispetta la propria base. Alzi la mano a chi non ricorda il percorso che fece il PCI, subito PDS, poi DS e infine PD.
La differenza è sostanziale  loro avevano parecchio da farsi perdonare, ad esempio, per molto tempo essere stati un partito satellite dell’Unione sovietica.
Nel caso odierno, che riguarda la Lega la questione è il continuo cercare consensi al sud e cercare di essere in tutto e per tutto il partito degli Italiani.
E il Nord?
Abbandonato da tempo o meglio, la vita di tanti donne e uomini che hanno dedicato una parte consistente della loro esistenza, per testimoniare, l’ideale leghista, il federalismo, buttato miseramente nel cestino della spazzatura.
Tante amiche e amici leghisti che romanticamente pensano che si tratti di una strategia, per poi fare il federalismo, o chi attende il ritorno della Lega Nord magari nel momento che Salvini uscirà di scena devono sapere che ciò non accadrà, in quanto tutta la classe dirigente è coinvolta nell’operazione centralista. Il simbolo, il nome e soprattutto lo Statuto della Lega Nord servono a tutte queste mutazioni per potersi presentare alle elezioni politiche senza dover raccogliere un numero enorme di firme? Chiediamo. E’ previsto che ciascuna lista debba presentare1500 firme per ogni collegio plurinominale.
Per cui chiederei molto umilmente a tutti coloro che illudono la gente con il possibile ritorno alla Lega Nord di lasciar perdere, chiedo a chi pensa di poter costruire una corrente federalista all’interno della Salvini Premier o come si chiameranno in futuro, di lasciar perdere, lì non è più possibile tornare indietro o meglio, tornare ad essere il Sindacato del Nord.
Come sempre la seconda parte delle mie riflessioni è dedicata alle proposte, cioè ora che fare.
Un unica cosa amiche e amici ci resta da fare, con la forza, il coraggio, la testardaggine padana, ricostruire come formichine la nostra casa che loro hanno distrutto. Mettendo da parte protagonismo, invidie antipatie, unire le forze e costruire, anzi, ricostruire una forza autenticamente del Nord, ma questa volta con patti chiari.
Ognuno padrone a casa propria. Nessuno è egemone. E soprattutto si resti al Nord, le elezioni politiche romane non ci devono interessare, dobbiamo essere seriamente e veramente il sindacato del Nord.
Basta occuparci dei partiti romani, basta Salvini e tutto ciò che rappresenta, abbiamo un popolo che da noi si aspetta un segnale, una speranza che tutto non è finito.

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