La Padania non è della Lega. E’ uno Stato-Regione in cerca di un leader e di un partito del Nord

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Alla c.a. Stefania Piazzo – Direttore La Nuova Padania

di Cuore Verde – Concordo con le osservazioni di Roberto Gremmo riguardo ai movimenti autonomisti e le “coalizioni eterogenee” (https://www.lanuovapadania.it/opinioni/il-mal-movimento-autonomista-le-coalizioni-eterogenee-e-un-partito-del-nord-fermo-ai-blocchi/): la Padania deve pensare alla Padania, senza proiettare progetti autonomisti e federalisti con la solita ambizione “unitarista” e “nazionalista”, su aree geografiche poco interessate a queste idee, e, soprattutto, deve nascere un vero Partito del Nord. Io aggiungerei almeno un partito del Nord. 

La vera mission, resta sempre quella di fare entrare nel dibattito pubblico, nello specifico delle elezioni regionali della Lombardia, parole chiave come “stato-regione” “città-stato” nell’ambito del più ampio progetto “Padania”. Ma non basta una campagna elettorale. Occorrerebbe un movimento culturale che coinvolga scrittori, giornalisti, artisti, registi, romanzieri, pittori, attori…Creare uno stato d’animo, un’emozione. In questo senso, occorre capire e definire il ruolo dei volonterosi movimenti autonomisti nel panorama politico attuale. 

La Padania non è un’idea politica ma bensì geopolitica e anche geofilosofica. Non dovrebbe appartenere ad una singola forza politica, ma bensì attraversarle tutte. Una forma di coscienza politica anteriore comunitaria. Caricare questa idea di significati politici “di parte”, siano essi di centro, di destra o di sinistra, per utilizzare le note categorie parlamentari, rischierebbe di creare posizioni divisive in contrasto con una idea di comunità padana. Personalmente, ritengo che un movimento autonomista, in questa fase politica, dovrebbe assumere il compito principale di sviluppare e definire le questioni geopolitiche e geofilosofiche. Certo, resta il problema principale: come instillare questa idea geopolitica nei partiti, in particolare, nello loro “filiali” nordiste”, ovvero, quelle organizzazioni di massa il cui scopo principale è raccogliere voti. I partiti attuali, al Nord, sono “padanizzabili”? I loro rappresentanti, votati al Nord, si sentono realmente legati al territorio da identificarsi con esso e le sue istanze? Allo stato attuale, la risposta appare negativa. Anche i “corpi intermedi”, le rappresentanze industriali e sindacali del Nord, non appaiono attraversati da particolari afflati autonomisti. Mi chiedo, Milano, Venezia, Genova, Torino e Bologna hanno realmente bisogno di Roma per governarsi? Forse, non ci rende conto che in Lombardia vive il 16% della popolazione “italiana”, e con i suoi quasi dieci milioni di abitanti, si attesta subito dopo a stati come Belgio, Grecia, Portogallo, Svezia e prima di altri come Ungheria, Austria, Danimarca e Norvegia. Sono numeri sufficienti per diventare uno “stato-regione”? Perlomeno, numeri sufficienti per cominciare a pensare ad uno “stato-regione”? Certo, si potrebbero fondare dei “partiti padani”. Niente di originale. Idea già sfruttata a suo tempo per le elezioni del Parlamento Padano del 1997. In quel caso, però, fu un’operazione “lega-centrica”. Qui invece occorrerebbe una manifestazione spontanea non eterodiretta, magari come “gemmazione” nell’ambito dei movimenti autonomisti. Movimenti autonomisti come “centri di formazione geopolitica padana”. Si potrebbe “formare” una classe politica dirigente padanista nel movimento autonomista che poi si esprimerà con un particolare progetto politico senza tuttavia farla diventare una idea “di parte”. 

“Sostituisci le bandiere e gli stendardi nemici coi tuoi, poni i carri catturati fra i tuoi, e utilizzali a tuo vantaggio”. (Sun-Tzu – L’arte della Guerra).

Ovviamente, contrario a tutti i conflitti bellici, per “guerra” nello specifico della citazione, intendo semplicemente la “competizione politica”.

Cordiali saluti

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