Il Mal, Movimento autonomista, le coalizioni eterogenee e un Partito del Nord fermo ai blocchi

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di Roberto Gremmo – Se posso dare un modesto consiglio, peraltro del tutto disinteressato, ai coraggiosi pionieri che cercano di rimediare ai guasti nazionalisti di Capitan mohito, suggerirei di non chiamare il loro nuovo gruppo politico “Movimento Autonomista Lombardo” la cui sigla sarebbe MAL. Scherzo, ma non tanto.

Per anni, ho cercato invano di convincere il generoso amico Alessandro Mazzerelli a mutare nome al suo “Movimento autonomista toscano” che nel simbolo elettorale si presenta con la sigla MAT.

È’ impossibile far votare il partito dei “mat” ai maledetti toscani, geneticamente predisposti allo sberleffo ed al dileggio.

L’immagine è fondamentale, ma, in realtà, ancor più importante è presentare un progetto politico credibile e convincente. E su questo, bisogna subito essere molto chiari.

Gli errori da evitare sono due, e lo dico con sincera rudezza.

A mio parere, sarebbe uno sbaglio epocale cadere nel trappolone falsamente federalista di farsi i gargarismi annegando in un progetto politico che metta sullo stesso piano nord e sud e propugni un migliore assetto comunque unitario dello Stato centralista, burocratico e guerrafondaio di Roma doma. Non riformabile.

Ci serve, invece, il Partito del Nord che avrebbe subito il compito storico di dimostrare che sarà solo una scatola vuota la cosiddetta “autonomia”, prevedibilmente sbandierata dal duo Fontana-Calderoli.

Anche la presentazione d’una formazione di “lumbard” intruppata in una coalizione eterogenea ed arlecchinesca sarebbe una scelta sbagliata, inesorabilmente destinata a non ottenere consenso perché se collocata verso sinistra escluderebbe gli autonomisti tendenzialmente conservatori, alleata con le destra sarebbe la fotocopia mignon del partito di Salvini e, peggio ancora, non avrebbe ragione di esistere nel caso fosse aggregata alla compagnia dei guastatori di Renzi e Calenda.

Forse avrebbe qualche credibilità un accordo con “Italexit” come suggerito da Zanello al convegno di Biassono, ma solo con patti chiari, rispettosi delle identità degli alleati ed evitando ogni deprecabile tendenza lideristica.

L’errore fatale di un’avventura finita in un insuccesso, potrebbe far deragliare subito ogni progetto di far tornare protagonisti della storia i grandi Popoli alpino-padani, oggi spremuti come limoni ma che, come baschi e catalani, hanno il sacrosanto diritto ad un posto in prima fila nell’Europa dei piccoli Popoli.

Entrare in eventuali coalizioni sarebbe l’ultima possibilità, solo se non fosse possibile far da soli, a causa dei prevedibili ostacoli burocratici e legali che i nostri avversari non si faranno scrupolo di metterci fra i piedi.

Ma, appunto, ci sono oggi altre ipotesi.

Balbettare astrattamente le vecchie teorie decentratrici non basta a convincere gli elettori di essere un’alternativa credibile al partito ministeriale di via Bellerio.

Insomma, occorre una forza politica nordista e non soffocata da ibride alleanze. Battendo altre strade, inevitabilmente, tutto finirebbe MAL.  E questo sarebbe un disastro. Facciamo che non accada.

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