Il Nord non ha ancora capito la necessaria alleanza col Centro (geografico e politico) per ricostruire lo Stato

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di Sergio Bianchini – Provocatoriamente Conte invita Renzi ad andare ad esporre le sue ragioni al sud e di andarci “senza scorta”. E Renzi parla di linguaggio “mafioso”.

Fa quasi pena il povero Conte, portavoce ormai solo e disperato di un sud abituato da decenni all’assistenzialismo statale che è ormai alla fine.

Ma questa fine non è avvenuta per saggezza di una classe politica capace di vedere i limiti dell’assistenza infinita e dell’infinito prelievo fiscale. Questa fine è avvenuta per esaurimento delle risorse statali e per svuotamento del bacino produttivo nordico accumulatore di risorse ormai allo stremo.

L’odio del sud assistito per Renzi è autentico e giustificato (si fa per dire) in quanto diretto verso il primo politico di sinistra che si rese conto più di un decennio fa che bisognava cambiare rotta.

Il vecchio PCI, che avrebbe dovuto sciogliersi con la caduta dell’URSS, aveva trovato abilmente una via per sopravvivere: allearsi alla DC morente ed insieme proseguire nell’assistenzialismo al sud e farsi traslatori da nord a centro e sud della ricchezza nordica tramite la insaziabile, sempre crescente e alla fine insopportabile misura del prelievo fiscale.

Renzi per primo nell’area PD, facendosi portavoce di una nuova consapevolezza del centro Italia di cui la Toscana è capitale, disse che bisognava diminuire le tasse e rilanciare le aziende del nord. Da allora è stato messo in croce. Stesso destino a Calenda.

In realtà si svela così il nuovo sinistrismo, che non è affatto la continuazione della marcia socialista storica classica verso maggior benessere e giustizia. Il nuovo sinistrismo è solo una difesa ad oltranza del potere ottenuto unendo il centro Italia, in cui il PCI era dominante dal dopoguerra, con il sud Italia assetato di assistenza statale. E questo penalizzando e soffocando il nord dipinto per decenni come il luogo della ricchezza unita all’egoismo.

Ma il nord non sembra ancora consapevole della portata storica di questi eventi ed anziché corteggiare il centro Italia ed i suoi attuali rappresentanti dimostra verso i suoi nuovi esponenti (Calenda e Renzi) solo diffidenza se non ostilità.

Preferisce perfino cercare un nuovo e impossibile meridionalismo. Cosa che il Piemonte fa a pieno ritmo.

L’Italia centrale è l’ago della bilancia nell’Italia una e trina. Non è il centro politico ma un centro storico territoriale che sta esprimendo adesso anche una alternativa politica nel rifiuto dell’alleanza storica tra centro e sud. Alleanza ormai cinquantennale che ha generato l’attuale assetto di potere.

Naturalmente questa tendenza è ancora debole ma c’è. Non si può ignorarla e lasciarla sola.

Molto dipende da cosa farà il nord per realizzare o meno un nuovo blocco storico, basato sull’alleanza nord e centro per ricostruire lo stato, l’economia, la giustizia e dare a tutto il paese delle prospettive sane e vitali di crescita togliendo anche il sud dalla umiliante condizione in cui si trova relegato, sia economicamente che culturalmente.

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