I partiti stoppano Draghi al Quirinale. Si sono accorti che uno non vale uno e che non sei capace solo perché sei pieno di like

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di Stefania Piazzo –  “Siamo in un’alleanza di Governo complicata. Draghi riesce a gestirla. Un’altra persona avrebbe qualche difficoltà secondo me” così il segretario della Lega Matteo Salvini.

“Abbiamo conseguito tre grandi risultati. Abbiamo reso l’Italia uno dei paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e raggiunto i 51 obiettivi. Abbiamo creato le condizioni perché l’operato del governo continui indipendentemente da chi ci sarà, l’importante è che il governo sia sostenuto da una maggioranza come quella che ha sostenuto questo governo, ed è la più ampia possibile”.

E’ quel “indipendentemente da chi ci sarà” che agita i partiti. Se prima il problema era trovare l’uomo giusto per il Colle, dopo le parole del premier il problema può diventare “chi ci mettiamo ora a Palazzo Chigi”.

Secondo Draghi l’esecutivo ormai ha avviato tutto l’avviabile. lui il lavoro sporco l’ha fatto, bene e meglio di come si potesse immaginare. Definirsi un “nonno al servizio delle istituzioni” segna un confine sempre più marcato tra uno stile di fare politica e l’attuale classe dirigente, preoccupata di trovarsi nel mezzo del guado inadeguata e priva di numeri uno competenti.

Uno non vale uno, la democrazia sui social non produce competenza.

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