Chi sta asfaltando quei “barbari” dei 5Stelle

Lettura 6 min

di Giovanni Robusti – La Costituzione suddivide i poteri dello Stato tra Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. Nella pratica, se ne aggiunge un quarto. Non è il quarto potere USA assegnato all’informazione perché da noi l’informazione è un “pochino” suddita o supina. In Italia il quarto potere è rappresentato dalla burocrazia, dall’apparato.

Da tutta quella massa di persone e interessi che prosperano, vivono, sopravvivono attingendo alle risorse pubbliche. Dando in cambio lavoro, professionalità. Spesso, ma non sempre. Lavoro quasi mai misurato a qualità. Se va bene a quantità. Situazione tipica, quella italica, della cultura bizantino borbonico mediterranea. Questo nostrano quarto potere aveva già preso una tramvata con la rivoluzione del 1994 quando arrivarono a Roma i barbari Padani dopo lo shock di Mani Pulite. Di cui, buona parte, erano le loro, di mani. Incisero poco i barbari, ma al momento fecero male.

Poi piano piano vennero riassorbiti e iniziò il ventennio berlusconiano. Trovarsi nel 2018 il Parlamento stravolto dall’ingresso del 30% di nuovi parlamentari che avevano la missione di aprire lo Stato come una scatola di sardine, deve essere stato un altro forte spavento. Si doveva porre rimedio a questi periodici assalti al sistema costituito e stabilizzato a fatica. E piano piano in 4 anni pare ci siano riusciti. Ci hanno messo un paio di annetti di più che nel 94. Ma va considerato che le dimensioni ora sono diverse, maggiori. Certo che ci va sommata una certa impreparazione, se non peggio, da parte dei diretti interessati.

Prima bocciano tutti. Poi si alleano a turno con tutti. Ci deve essere rimasto male solo Bersani che fu l’unico con cui non vollero allearsi. Per poi allearsi con il PD di Zingaretti. Con Salvini firmarono un contratto che durò poco ma consentì a entrambe di portare a casa qualcosa. Anzi, l’unica cosa. Perché poi con il PD, senza contratto, in nome dei valori costituzionali, i 5stelle fecero tanto discutere ma dovettero ingoiare rospi uno dodo l’altro.

Poi la magia di Renzi che toglie la piccola zeppa al tavolo che si ribalta. Provano di tutto pur di restare in sella. Anche la arti magiche dei vecchi democristiani alla Tabacci. Ma è fumo senza arrosto.

Arriva Draghi. Il Presidente, dopo aver convinto tutti, si prende quei ministeri che gli servono per poter finalizzare il suo programma nell’anno o poco più che ha davanti. Il resto lo butta in pasto ai partiti, tutti, commissioni di garanzia comprese. La ressa che ne segue rivela, al disperdersi del polverone, che ai nostri 5stelle resta ben poco. Se non nulla, in termini operativi. Nemmeno il Ministero Esteri è di fatto qualcosa di concreto. Da anni, dal “buon (si fa per dire)” Alfano, la politica estera viene fatta dal Presidente del Consiglio, gli affari operativi dal direttore generale e quel che resta dal “palo” di turno.

Non contenti del disastro che hanno subito danno anche seguito alle espulsioni a tambur battente dopo i volti delle Camere. Non entro nel merito delle motivazioni personali che hanno portato chi ha votato contro a farlo. Le condivido in pieno e avrei fatto altrettanto. C’è, c’era, un limite a subire in nome del “forse domani qualcosa”.

Chi ha vissuto la rottura con il governo Berlusconi nel 1995, quando Bossi abbandonò il Parlamento prima di Natale, può ben capire. Purtroppo la memoria storica di quel periodo non frequenta più le aule del Parlamento. Almeno non dalla parte della Lega. Chi partecipò a quella rivoluzione venne, in poco tempo, sostituito con una classe dirigente nuova. Che è ancora buona parte di quella attuale, 20 anni dopo.

Tornando ai 5Stelle. Non capisco questa smania di dimostrare di avere la schiena dritta. Pur di stare “seduti” (quindi non con la schiena dritta). Con un tempismo che, se non inutile è quantomeno sospetto di stupidità. Dimostrazione di presunta coerenza che ha generato una ulteriore perdita di rappresentatività nella conta dei sottosegretari. In questo contesto cosa volete che gliene importi al PD o a chiunque altro di fare alleanze elettorali in vista delle elezioni del 2022/2023.

Ormai anche il peso elettorale si sarà allineato a quello rappresentativo del potere di fatto. Leggere la storia dei 5Stelle alla luce dell’ipotesi che questo disegno di disgregazione e annullamento di una istanza popolare legittima sia stato pianificato e realizzato dal quarto potere, che in questa Repubblica mediterranea ha un peso, una forza ed una legittimazione senza precedenti, pare credibile. Non vi pare?

Servizio Precedente

Milleproroghe, millecasini

Prossimo Servizio

Brescia zona rossa mascherata. Ma la chiamano arancione rafforzata

Ultime notizie su Opinioni