Ambasciatore russo querela La Stampa per “istigazione a delinquere”. Giannini: Non prendiamo lezioni da Paese che fa chiudere giornali

Lettura 2 min

“Solo nel mondo alla rovescia di ‘santa madre Russia’, quella che piace tanto a Putin, può accadere che un ambasciatore di un Paese che ha decretato la più sporca guerra contro una democrazia liberale come l’Ucraina possa intentare una causa contro un giornale responsabile solo di raccontare quello che sta succedendo in quel Paese”. Comincia così il video, diffuso sui social de la STAMPA, con il quale il direttore del quotidiano, Massimo Gianinini, replica alle accuse dell’ambasciatore russo Sergey Razov, che oggi ha presentato querela per l’articolo del 22 marzo dal titolo ‘Se uccidere il tiranno è l’unica via d’uscita’.

“L’ambasciatore russo Razov ci ha attaccato per istigazione a delinquere”, ha detto Giannini, che ha ricostruito la vicenda. “In uno splendido articolo del forse più grande inviato di guerra in Italia, Domenico Quirico, che raccontava una tesi ricorrente, che alberga addirittura in molte cancellerie, secondo la quale a questo punto della guerra forse la cosa migliore da fare sarebbe uccidere il tiranno”, ha spiegato il direttore de la STAMPA.

“Nel suo articolo Quirico articolava la tesi, la descriveva in tutti i suoi aspetti e concludeva dicendo che chi questa tesi sostiene, si illude, perché se anche si potesse arrivare a uccidere il tiranno le cose poi peggiorerebbero ancora”.

Giannini incalza: “Questa è la Russia di oggi, guidata da un autocrate che sul suo territorio fa chiudere giornali, non possiamo dire che uccida, ma forse anche questo succede, uccide giornalisti contrari al regime, arriva ad imprigionare oligarchi o dissidenti invisi al regime, come Navalniy”.

Oggi “non dobbiamo prendere lezioni da quel paese”, dice Giannini. Una lezione “che respingiamo con forza, perché siamo sereni su quello che facciamo e scriviamo, perché siamo un giornale libero, che cerca di raccontare i fatti ma che ha anche le sue tesi e le difende, le sue idee e le propugna”. Il direttore della STAMPA, citando nel finale la giornalista Anna Politikovskaja, conclude: “Amiamo la libertà e continueremo a difenderla nonostante tutte le minacce e le intimidazioni, perché sappiamo di stare dalla parte giusta della storia”.

“Fra le assurdita’ e le contraddizioni della guerra rientra a pieno titolo anche l’iniziativa dell’ambasciatore russo in Italia, che invoca i principi dello Stato di diritto, quotidianamente calpestati dal governo del suo Paese, per punire il giornalista della Stampa Domenico Chirico. L’esposto depositato in Procura a Roma, destinato a non approdare a nulla perche’ nell’articolo ‘incriminato’ non c’e’ scritto nulla di quanto afferma l’ambasciatore, non fa altro che confermare, qualora ce ne fosse stato bisogno, quale sia l’atteggiamento dei rappresentanti del governo di Mosca nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro”. Lo afferma, in una nota, Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa. “Pensare di mettere a tacere La Stampa italiana con iniziative pretestuose e dal sapore intimidatorio – prosegue Lorusso – e’ inutile e controproducente, anche perche’ in Italia le querele temerarie contro i giornalisti, complice l’inerzia di Parlamento e governo, sono quasi uno sport nazionale. L’esposto dell’ambasciatore, semmai, rende sempre piu’ necessaria La presenza dei media italiani e occidentali in Russia per smontare La propaganda del regime e dare voce a quanti nel Paese, non soltanto giornalisti indipendenti – conclude il segretario Fnsi – cercano di dar corpo al dissenso contro La guerra all’Ucraina e l’azione del governo”.

Servizio Precedente

Consumatori, la fiducia va a picco. Aspettative deluse

Prossimo Servizio

Un Centenario da celebrare come Dio comanda

Ultime notizie su Opinioni