Lombardia, terra saccheggiata, ci può salvare?

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di Giuseppe Longhin – Sarà la Lombardia a salvarci?
Durante la nostra vita ci affidiamo più o meno coscientemente, ma sempre in modo incondizionato, a diverse figure. L’ostetrica, la mamma e il papà, la maestra, l’allenatore, il medico, il parroco o il politico di turno nel corso della nostra vita ci plasmano e in fondo ci creano dandoci ognuno un pezzo di personalità. Dei veri e propri fari che ci indicano la via.

Tuttavia, anche se ipoteticamente due individui incontrassero in una vita gli stessi identici fari, sarebbero diversi tra loro. Questo perché la “ragione” assimila, scardina, rielabora e decide. E allora succede che due fratelli possano essere uno un prete e uno un sindacalista, che il figlio di un pasticcere lavori in banca, che un palermitano possa tifare Juventus. Può succedere che a 20 anni tu sia fortemente convinto del tuo futuro da fiorista, salvo poi a 40 ritrovarti a non sopportare il profumo dei fiori.

La “ragione” decide e lo fa sempre, come detto, assimilando, scardinando e rielaborando le nozioni e le informazioni che a centinaia giornalmente ci investono. Lo fa in modo autonomo, con razionalità, o lo fa ascoltando un faro che in quel momento sembra ci illumini meglio la via. Può accadere anche che due persone nate, vissute o trasferite nello stesso territorio possano non interessarsi al proprio territorio. Come se questo fosse astratto. Semplice terra da calpestare ogni giorno, un semplice collegamento tra i nostri trasferimenti logistici.


In questi giorni di preoccupazione, di ansia e di insicurezza ci siamo accorti di aver trascurato il nostro territorio. Di non averlo ascoltato. Ci siamo accorti che tutte le decisioni da noi prese con la “ragione” guidata dai vari lontanissimi fari ci hanno illuso di vivere in un territorio forte, ricco, altruista. Ci siamo accorti di essere fragili, deboli e impotenti.

Ci siamo resi conto che i fari ascoltati per anni erano troppo lontani e ci hanno indicato una via errata. Un posto letto negli ospedali della migliore sanità del mondo, decisioni concrete, determinate e prese in anticipo…ma anche solo una semplice mascherina sono diventati un problema letale. Ci rendiamo conto che quanto fatto in quasi 50 anni è stato inutile. Il nostro altruismo non è stato ripagato, le nostre aziende vengono lasciate sole nella tutela dei propri collaboratori, alcuni che pensavamo fossero amici fuggono invece nella notte, senza voltarsi indietro.

Noi, che pensavamo di essere dei, stiamo ora strisciando nella terra. Come se il territorio ci avesse ripudiato. Dimenticandoci come per anni noi abbiamo dimenticato lui perché presi dalla “ragione”. Capito questo è giunto il momento di trovare il coraggio. Arriverà il momento, dopo aver vinto la battaglia contro il coronavirus, e purtroppo con perdite altissime, di coltivare il senso di appartenenza, di comprendere che la “ragione” ci rende tutti diversi e che serve un nuovo faro.

Lasciamo che la Lombardia, non quella amministrativa o politica, ma quella che ci accomuna, sia il nostro faro, lasciamo che ci plasmi e ci crei. Lasciamo che nasca, finalmente, un senso di orgogliosa appartenenza che ci permetta di riformulare nuove regole. Che noi si possa essere certi, speriamo in un futuro diverso dal presente, di poter comprare una mascherina e di tutelare il nostro stato sociale senza elemosinare aiuti. Perché la Lombardia ha la forza per aiutarsi da sola.

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