La “moschea padana” di Martinengo. Se persino il Corriere cerca di capire

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No euro. Sì euro. No moschea. Sì moschea. Padania is not Italy. Prima gli italiani. La politica della Lega Nord, poi Salvini Premier e, da poco, anche Prima gli italiani (in Sicilia, per ora), è fatta da colpi di scena e cambi di rotta politica. Premiati dal consenso, naturalmente. Oggi i sondaggi danno il partito di Salvini (il nome lo scelga il lettore) al 15-16%. Dimezzati gli elettori, sulla carta, si va però avanti. Mai fermarsi. Neanche a Martinengo, nel bergamasco, dove fa discutere la vicenda del centro islamico, tanto da aver scombussolato persino il Corriere della Sera che cerca di capire le scelte dell’amministrazione (post?) leghista locale.

Anche un commento al vetriolo sui social accende la miccia della polemica.

Due servizi sul caso fanno trasudare la sorpresa anche del cronista di via Solferino.

Il Corriere scrive di “un album nel quale sarebbe a suo agio il centro commerciale Le Maschere bergamasche di Martinengo, tanto più ora che ospiterà la sede del locale centro islamico.

(…) Ora, la giunta di Martinengo, dove la Lega vince le elezioni da ere geologiche, dice che quegli spazi sono a destinazione «direzionale» e come tali andranno usati. Difficile però immaginare il sindaco Mario Seghezzi dispiaciuto per il fatto che gli islamici vadano a pregare nel centro commerciale, specie nelle sere di Ramadan, piuttosto che nel centro del paese, dove poi i residenti si lamentavano. Lo stesso Seghezzi ammette che «con le seconde generazioni di musulmani il dialogo è più facile», chiosa il quotidiano.

(…) “La possibilità di avere spazi religiosi dignitosi per tutti è stata a lungo (e in parte è ancora) ostaggio di campagne politiche facili facili dei leader. Poi c’è chi deve amministrare (e vivere) nei paesi. E lì prevale il pragmatismo, senza troppo guardare a tessere e social di partito”.

Ancora, in un altro servizio a stretto giro di posta, si legge che “per la pandemia la preghiera era stata sospesa. La necessità di avere un luogo dove ritrovarsi però non è venuta meno. La soluzione è stata trovata con l’acquisto all’asta di quegli uffici al primo piano e ora in fase di ristrutturazione, con regolare autorizzazione e una spesa di 170 mila euro“.

«Noi abbiamo autorizzato — mette le mani avanti il sindaco leghista Mario Seghezzi, riporta ancora il Corriere — la ristrutturazione per un luogo a destinazione direzionale e tale deve rimanere. Non so quante scrivanie o persone può contenere, vista la funzione, ma quelle saranno. Poi non ci nascondiamo dietro un dito, sappiamo che gli acquirenti sono quelli del centro islamico e speriamo di non dover tribolare. Si è risolta una situazione che non era a norma e non vorremmo che se ne creasse un’altra. Chi di dovere lo sa e ha dato rassicurazioni, ma sa anche che con il cantiere sono iniziati i controlli, che proseguiranno»”. Così sul Corriere della Sera. Sempre non vi siano smentite.

Dal populismo al pragmatismo? I sindaci sanno che le campagne elettorali dei leader sono una cosa. Governare le complessità richiede la coerenza del buon governo. Il territorio non è Roma.

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