Il Club del Beagle, quale futuro?

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di Stefania Piazzo – Tanto tuonò che piovve. E, alla fine, arrivò Striscia la Notizia a rappresentare in un botta e risposta tra alcuni proprietari e l’allevatore, la vicenda dei pedigree sospesi di diverse cucciolate vendute da Simone Ghedovich, nome noto nella cinofilia in particolare per la razza beagle, vicenda oggetto al centro del servizio andato in onda giovedì 24 ottobre scorso.

Fin qui la cronaca. Con gruppi facebook amatoriali sulla razza che abbondantemente documentano la tensione sull’accaduto.

Ma la questione Gherdovich, per così dire, brilla di luce propria, nel senso che sugli accadimenti dei controlli parentali che non tornano e le loro cause ci sarà chi potrà dare un giudizio sereno nei luoghi e le sedi opportune. Si tratta solo di tempo. Importante è che emerga la verità, qualunque essa sia. Qui, sul giornale, niente processi. Per dovere di cronaca, Gherdovich si è dimesso da vicepresidente.

A noi in questo momento interessa invece porci altre domande, quelle che la stragrande maggioranza delle persone che seguono la vicenda magari non si fanno. Gli interrogativi sono sul metodo con cui il Club del Beagle e del Beagle Harrier intende promuovere e tutelare la razza. E con chi. Perché non si capisce.

Ai profani sfugge che con l’avvento della nuova dirigenza, molto molto prima quindi ancora della chiamata di Gherdovich, il Club si sia svuotato. E’ stato un fuggi fuggi generale. Via cinque membri del direttivo che erano anche giudici esperti della razza. Via la persona responsabile della comunicazione e che aveva curato la creazione delle nuove pagine social e del nuovo sito internet del Club. Via gli allevatori più importanti. Una netta e inequivocabile presa di distanze dal nuovo corso. Questo è, inutile girarci attorno.

Nel nuovo direttivo ci sono nomi sconosciuti alla cinofilia. Non pervenuti (solo un paio ben noti). E i raduni del Club? Causa pandemia, erano stati per forza di cose di volta in volta prorogati ma anche l’unica sola finestra che si era aperta per realizzare l’evento era stata respinta da chi, quel giorno, pur allora con responsabilità di vertice, aveva anteposto l’addestramento propedeutico alla caccia dei propri cani ad un raduno di portata nazionale per tutti i beagle d’Italia quella stessa domenica.

Può la cinofilia ridurre l’interesse collettivo a quello del singolo? E poteva il gruppo responsabile delle Expo continuare davanti a questo ed altri veti, posti peraltro da chi le expo le frequenta solo possibilmente se sotto casa?

I beagle e i beagle harrier sono cani da lavoro, ma sono anche soggetti da esposizione. Le verifiche zootecniche servono per migliorare la razza, non sono un hobby. E’ un faticoso lavoro di selezione.

E che logica ha seguito il Club nell’invitare ad un recente campionato regionale solo beagle harrier e non anche i beagle che avevano ottenuto qualifiche quali requisito per poter gareggiare di diritto? Qualcuno ce lo spiega? Ce la si suona e ce la si canta da soli? Certo che no, vero?

E’ cosa risaputa il peso del certificato genealogico, il pedigree, ma nel mondo venatorio, mi raccontava un colto amico cacciatore, spesso non riceve l’attenzione che dovrebbe. E’ un vuoto culturale che pesa. Se un cane ce l’ha amen, se non ce l’ha basta che cacci bene.

E forse proprio questo fa sì che quando si presentino diatribe sulla presenza o meno del pedigree, chi va soprattutto a caccia, e fa parte magari di un Club che tutela una razza, non comprenda invece la centralità di questo pezzo di carta per la tutela della razza stessa?

Derubricare vicende e controversie che trattano di pedigree, è un errore di valutazione grossolano, superficiale. Improprio per una realtà che proprio la razza deve promuovere. Occorre cercare di capire gli accadimenti senza prendere posizione, senza parteggiare né di qua né di là. Ma va capita e approfondita l’importanza dei fatti, dei pedigree, e anche degli affissi. Prima che magari, si fa per dire, ipoteticamente ti bussino alla porta altri più in alto di te per ribaltare le tue nomine.

Con quale metodo il Club costruisce la propria squadra, i propri dirigenti? Con quale coerenza li convoca, li sceglie, li sostiene pubblicamente e poi ne annota l’uscita?

Quali strategie di cultura cinofila sulla tutela della razza beagle? Dobbiamo leggere in un italiano stentato con una spericolata sintassi una nota del Club, dopo i commenti social al servizio di Striscia. Eccola.

Quali cose non vere? Quali lamentele? Quali segnalazioni? Nessuno entra per caso nel Club ma viene chiamato e invitato a farne parte e viene eletto, non si autocatapulta lì per caso. Nel servizio di Striscia, Simone Gherdovich ha affermato che si assume tutta la responsabilità per il caos pedigree. Il Club la responsabilità delle proprie scelte la sa difendere o dice solo di smetterla?

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