Trattato del Quirinale. L’Italia firma un altro Patto d’Acciaio?

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di Luigi Basso – Le cose politiche italiane vanno sempre lette in chiave geopolitica, semplicemente perché l’Italia non è uno Stato sovrano.
Persino il processo di unificazione politica della penisola italiana ha avuto come motore la volontà geopolitica (soprattutto) della Gran Bretagna di costituire nel centro del Mediterraneo una realtà statuale che bloccasse le aspirazioni espansionistiche di Francia, Austria e (anche della) Prussia.
La politica italiana è stata (quasi) sempre filo britannica (oggi si direbbe: filo atlantica), al netto dei giri di valzer, che sono stati sopportati oltre manica a patto che rimanessero entro certi limiti.


La prima vistosa eccezione politica all’anglofilia italiana arrivò con la firma del Patto d’Acciaio tra Mussolini e Hitler nel 1939, avvenimento che segnò fatalmente il destino del Duce: non a caso Mussolini era salito alla ribalta della “grande” politica come convinto interventista nel 15-18 a fianco della Gran Bretagna (si dice che fosse anche pagato per tale opera dai servizi di Sua Maestà, che fosse una specie di agente, insomma).


Ancora nel 1938, nonostante i giri di valzer sempre più stretti con la Germania nazista, Mussolini era considerato un grande statista anche a Londra (si pensi alla Conferenza di Monaco del ’38); tuttavia, la firma di un Patto Internazionale con la Germania, lo spostamento cioè geopolitico dell’ asse italiano, gli costò il posto e la testa.
Altri dittatori europei, pur ispirandosi al fascismo, evitarono la sorte del Duce rimanendo formalmente neutrali nel secondo conflitto: difatti, conservarono il posto fino alla morte, segno che a Londra e Washington non interessavano le tendenze politiche dei singoli stati, che sono liberi di amministrarsi come meglio credono, ma la collocazione geopolitica degli stessi.


Dopo la sbandata fascista, l’Italia si ricollocò solidamente nella scia dell’atlantismo almeno fino ai giorni nostri.
L’adesione alla UE era poca cosa in chiave geopolitica, poiché Londra sedeva al tavolo di Bruxelles: tanto è vero che l’UE non aveva una politica estera.


Dopo la Brexit, l’Europa è diventata una sorta di carrozzone trainato da due cavalli, la Francia e la Germania, che si sono divise le competenze: la parte monetaria (l’euro è il Marco camuffato), economica e commerciale alla Germania, quella militare e di politica estera alla Francia (non a caso unica potenza dell’attuale UE dotata della bomba atomica).
Il Trattato dell’Eliseo del 1963, proprio per questi motivi, fu forzatamente “aggiornato” ad Aquisgrana all’indomani della Brexit.


Nel frattempo l’Italia, pur rimanendo filo atlantica, ha continuato a ballare il valzer con altre potenze, Cina e Russia in primis, evitando però di imbarcarsi in relazioni più strette, con l’eccezione della firma del memorandum sulla Via della Seta, che, però, non è un Trattato Internazionale.


Domani l’Italia sottoscriverà un Trattato Internazionale con la Francia: pur non conoscendo il contenuto, top secret, che pare molto dettagliato e preciso (con gli italiani non si sa mai, penseranno sulle sponde della Senna), esaminando gli attuali rapporti di forza tra i firmatari, molti analisti (almeno quelli che non sono stati insigniti della Legion d’Onore della Republique) sostengono che l’Italia diventerà uno Stato satellite della Francia.


Macron avrebbe dunque superato Zemmour che poco tempo fa dichiarava che il Nord Italia avrebbe dovuto essere da tempo francese: pare infatti che ampia parte del Trattato sarà dedicata alle Alpi (quelle Marittime sono ricche di Uranio, per dire, inutilizzato in Italia), al mare ed alle frontiere.


Un Trattato di questa importanza non può non aver avuto il via libera di Berlino, che infatti finge di occuparsi delle beghe interne e fischietta un po’ in disparte.


Da parte anglo americana il Trattato del Quirinale può avere due letture.
Una benevola acquiescenza, un sostanziale via libera ai francesi che, dopo la grana tedesca del 1963, ora si occuperanno di indirizzare l’Italia verso una normalizzazione e garantiranno per essa nel consesso delle Nazioni per evitare pericolose cadute verso Pechino, oggi principale preoccupazione angloamericana.
Una forte irritazione ed opposizione, per via dello spostamento dell’asse geopolitico di Roma dall’Atlantico all’Europa Centrale, come farebbe sospettare il caso KKR – Tim e gli attriti fortissimi dell’AUKUS con la Francia.


Solo il tempo dirà se domani l’Italia firma una cessione, come succede nella storia agli stati che perdono le competizioni internazionali, o se i contraenti firmano la loro condanna.
In questo contesto, non deve comunque stupire se oltralpe e oltremanica i sovranisti italiani sono visti come buffi ciarlatani con lo scolapasta sulla testa.

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