Rotte sul Mar Rosso – Coldiretti: Allarme per 5,5 miliardi di Made in Italy

21 Gennaio 2024
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La crisi nel Mar Rosso picchia sulle aziende italiane, dal settore petrolifero-energetico, al manifatturiero. E non risparmiare l’agroalimentare. L’alert è di Coldiretti: “L’export agroalimentare ‘made in Italy’ in Asia vale 5,5 miliardi nel 2023 del quale quasi il 90% raggiunge i Paesi di destinazione per via marittima e si scontra con le difficoltà alla navigazione provocate dagli attacchi degli Houthi dello Yemen contro le navi nel Mar Rosso. L’allungamento delle rotte marittime tra Oriente e Occidente, costrette ad evitare il Canale di Suez, hanno portato ad aumento vertiginosi del costo dei trasporti marittimi e dei tempi di percorrenza”, spiega l ‘organizzazione agricola.

Una situazione che impatta pesantemente – sottolinea la Coldiretti – sui prodotti deperibili come l’ortofrutta fresca con l’allungamento dei tempi che potrebbe creare problemi di conservazione del prodotto fresco con il rischio di perdere fette importanti di mercato che sarebbero poi difficili da recuperare. L’ortofrutta fresca e trasformata ha un valore attorno al miliardo di euro, pasta e prodotti da forno per 800 milioni, dolci per altri 400 milioni e vino per oltre mezzo miliardo, con la Cina che si contende con gli Usa il primato nel consumo di rossi di cui l’Italia è tra i primi tre Paesi fornitori. Ma a lanciare l’allarme sull’effetto Mar Rosso è stato anche Gianclaudio Torlizzi, Fondatore della società di consulenza T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa. 

“Le consegne ritardano di circa un mese, i costi sono in aumento. Importare un container dalla Cina ad esempio oggi costa 6mila dollari rispetto ai 1500 dollari di inizio dicembre. I ritardi stanno inducendo i grandi gruppi industriali del manifatturiero, soprattutto le multinazionali, a tagliare le produzioni”, spiega l’analista. “I miei clienti riportano costi in aumento e ritardi che vengono compensati con tagli produttivi per evitare di ritrovarsi con un elevato tasso di incompleti. Lo scenario stagflazionistico, che non ci aveva mai veramente abbandonato, sta nuovamente bussando alla porta dell’Europa”, aggiunge Torlizzi.L’analisi si spinge oltre: “La Bce – dice Torlizzi – sembra ancora non avere compreso il fatto che il forte aumento dell’aumento in Europa è stato legato alle restrizioni sul lato dell’offerta La Bce ha fatto scelte monetarie troppo zelanti e restrittivo”. 

Per l’esperto ciò che avviene col Mar Rosso “è la dimostrazione di quanto l’Eurotower non governa la situazione da un punto di vista strutturale, non potendo agire sull’offerta, che in Europa è il vero driver della inflazione”. 

“Oggi – prosegue Torlizzi – nell’attuale frammentazione geopolitica l’espansione, con dei grossi differenziali tra Stati in Europa, la lotta solo aumenta l’offerta produttiva e questo contrasta con una politica monetaria restrittiva omogenea per tutti. Invece – fa notare – si dovrebbe “mantenere i tassi a breve alti e fare politiche di quantitative easing, gli acquisti di attività, sulle cadenze a lungo termine per permettere alle imprese di investire in capacità produttiva”. Nell’immediato l’Europa, per il Fondatore di T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa, “deve proteggere le navi che arrivano in Italia, ma per farlo deve avere le risorse, risorse che rimarcano – però se si continua a difendere l’austerità non possono essere messe a disposizione della difesa dell’industria”. E “la questione di fondo per Torlizzi è che “dal Patto di stabilità alcune voci come la Difesa devono essere scorporate”. 

credit foto fredrick-f-U9_pRASawlc-unsplash

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