Lombardia zona rossa fino all’11 aprile. Confcommercio: il costo è di 2,4 miliardi solo qui. Nulla da dire il governo?

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Altro che Pasqua. Anche se si attendono i dati della cabina di regia del fine settimana, dati che anticipano le decisioni che scatteranno la settimana a venire, i numeri sono rossi. Più di 860 pazienti in terapia intensiva e 7.100 posti nei reparti Covid e un indice di contagio che sfonda a 275 contro i già 250 da zona rossa su ogni 100mila abitanti. Timidamente il governatore Fontana dice che “Fino a venerdì sicuramente saremo in zona rossa”. Ma già questo lo sappiamo. E aggiunge: “Penso che saremo per tutta la settimana di Pasqua tenuto conto che lo sarà tutto il Paese sulla base delle disposizioni del governo. Mi auguro che finito il periodo delle vacanze pasquali si possa ricominciare a respirare”. Alla faccia della richiesta serrata di riapertura del segretario leghista Salvini.

Peccato che il governo non dica come si farà a conservare le imprese.

E’ infatti pesantissima la prospettiva del periodo pasquale in zona rossa per le attivita’ di commercio, turismo e servizi della Lombardia. Complessivamente, un mese di chiusure, da meta’ marzo a meta’ aprile, costera’ 2 miliardi e 458 milioni. Nei giorni di Pasqua si perderanno 470 milioni di euro rispetto al 2019. Allarme per le strutture ricettive, con chiusura quasi totale. Lo afferma in una nota Confcommercio Lombardia. “E’ la seconda Pasqua passata a tutti gli effetti in lockdown, un altro durissimo colpo a fronte di sostegni ancora insufficienti, che bastano a malapena a coprire poche spese fisse e niente di piu’, ma soprattutto tardivi e con criteri di accesso troppo restrittivi” commenta Carlo Massoletti, vicepresidente vicario di Confcommercio Lombardia. L’impatto delle restrizioni sara’ particolarmente grave per la ristorazione (-80 per cento), per i servizi ricreativi (-75 per cento), per il commercio al dettaglio (-70 per cento).

Scenario nerissimo anche per l’accoglienza. “Nelle strutture ricettive siamo di fronte a tassi di occupazione delle camere quasi a zero, in un contesto in cui la maggior parte degli operatori sui laghi, in montagna e nelle citta’ d’arte non ha neppure aperto, considerate le restrizioni agli spostamenti” spiega Massoletti. “Non e’ pensabile che le imprese possano sopportare ancora a lungo questa situazione di gravissimo danno economico e profonda incertezza. Il punto e’ che il deciso cambio di passo sui sostegni non si e’ ancora visto. E sulle imprese lombarde pesano le conseguenze delle chiusure imposte da inizio anno. Bruciano, in particolare, quelle per l’errata zona rossa di gennaio” sottolinea Massoletti. “Le imprese chiedono soltanto di poter lavorare. Se i numeri del contagio saranno in calo, auspichiamo che si proceda con le opportune valutazioni e si consentano in sicurezza le riaperture al piu’ presto, senza attendere sino a maggio. Non e’ accettabile procedere con il paraocchi, non e’ corretto, ne’ giusto nei confronti di migliaia di imprese che soffrono da oltre un anno e che speravano in questa primavera per poter ripartire. E invece siamo al tragico bis del 2020” conclude Massoletti. 

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