LA PADANIA NON ESISTE – Questo Nord Est, col Veneto locomotiva d’Italia, ingabbiato dentro lo Stato e i partiti antifederali e antiautonomisti

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di Stefania Piazzo – Evitiamo di ripercorrere le figurine “Panini” delle figuracce sull’autonomia tra 15 giorni, in 15 minuti o il prossimo autunno. E’ storia risaputa. Scommettere su una forma di autonomia possibile è un azzardo.

Questa campagna elettorale non ha segnali di novità rispetto a quelle passate. Ha ragione il governatore Zaia quando afferma che il centrodestra di 30 anni fa non è e non può essere la riedizione di allora. E’ cambiato il mondo. Ma le modalità di promettere e proporre progetti per il futuro che sentiamo però sono gli stessi. Sia a destra come a sinistra. Obsoleti. Più pensioni, meno tasse, meno immigrati, più alberi. Una gara a chi promette di più.

L’unica vera novità potrebbe essere riportare la responsabilità di chi governa i territori al centro dei programmi. Hai fatto male? No sei riuscito a riscuotere le tasse perché la tua burocrazia è obsoleta e crea sacche di evasione? Vai a casa. Il federalismo è responsabilità. L’autonomia è responsabilità. Sarà per questo che la politica evita come il demonio di costruire uno Stato su queste basi? La responsabilità, poi, è competenza. Sarà per questo che i partiti sorvolano?

Detto questo, riportiamo integralmente il prezioso report della Cgia di Mestre sul Nordest che, nonostante lo Stato italiano e i suoi partiti inetti che lo controllano, tronfi di baldanza parlamentare, riesce a trainare tutti verso la ripresa. Più che essere felice, nel leggere questi dati, ancora una volta di più, mi arrabbio.

Ancorché gli scostamenti tra le previsioni di crescita delle singole regioni siano minimi, il Nordest, comunque, torna a trainare l’economia del Paese.  Nel 2022, infatti, il Pil del Veneto è destinato ad aumentare del 3,4 per cento. Nessuna altra regione italiana è destinata a fare meglio. Subito dopo scorgiamo la Lombardia con il 3,3 e l’Emilia Romagna, altra regione nordestina, con il 3,2. In coda, invece, scorgiamo le Marche con un aumento del 2,4 per cento, la Basilicata con il 2,3 e, infine, la Calabria con il 2,1 (vedi Graf. 1). I dati emergono da un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della CGIA sugli scenari territoriali presentati nelle settimane scorse da Prometeia. Entro quest’anno, inoltre, solo 7 regioni su 20 recupereranno il livello di Pil che avevano prima dell’avvento della pandemia (2019). Esse sono: Lombardia, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Puglia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Le altre 13, invece, ancora no. Le realtà territoriali che hanno faticato più delle altre a recuperare il terreno perduto sono la Toscana (-1,4 per cento), la Calabria (-1,8)  e, infine, la Sardegna (-2,1) (vedi Tab. 1).

  •  Le incognite del prossimo autunno

Rispetto alle previsioni presentate in queste ultime settimane dai principali istituti economico–statistici nazionali, quelle richiamate in questa analisi sono, invece, più prudenti. Nel 2022, infatti, la crescita media del Pil italiano  è stimata al 2,9 per cento. Un livello inferiore a quello ipotizzato, ad esempio, nelle settimane scorse dalla Banca d’Italia (+3,2 per cento) o al dato sulla crescita acquisita dall’Istat  (+3,4).  L’Ufficio studi della CGIA ritiene, infatti, che nel prossimo autunno lo scenario economico/sociale sarà particolarmente difficile. Il caro energia, l’inflazione galoppante, gli sviluppi della guerra in Ucraina e una possibile recrudescenza del Covid rischiano di “frenare” con più forza di quanto previsto lo slancio economico maturato in Italia nella prima parte di quest’anno.

La ripresa arriva da aiuti, turismo, investimenti ed export
Gli aiuti pubblici erogati dal Governo Draghi per contrastare la crisi il buon andamento delle presenze turistiche, gli investimenti (in particolar modo nelle costruzioni) e l’export sono le voci più significative che stanno puntellando la ripresa economica in atto. Per quanto concerne i consumi delle famiglie che, ricordiamo, costituiscono il 60 per cento circa dell’intero Pil nazionale, dovrebbero salire, rispetto al 2021, del 2,8 per cento, anche se rispetto al 2019 sono ancora inferiori del 4,1. A livello regionale, le variazioni 2022 su 2021 più importanti si segnalano in Lombardia, e Veneto (ambedue +3,4 per cento) e in Valle d’Aosta (+3,3) (vedi Tab. 2).

Per quanto concerne gli investimenti, quest’anno aumentano del 9,9 per cento, con punte del 10,4 in Lombardia, del 10,3 in Emilia Romagna e del 10,2 in Sicilia, Piemonte, Campania e Puglia. Rispetto alla situazione pre-Covid, il dato medio nazionale è aumentato addirittura del 16,9 per cento. In merito all’export, infine, quest’anno il dato nazionale dovrebbe aumentare del 6,3 per cento, con picchi
particolarmente positivi in Sicilia (+15,5 per cento), Liguria (+12,3), Valle d’Aosta (+12,2) e Calabria (+11,8). Rispetto a 3 anni fa, le nostre vendite all’estero sono incrementate del 9 per cento.

Boom crescita nelle 2 province della Venezia Giulia
In merito alla crescita economica, misurata a livello provinciale dal valore aggiunto, svetta la Venezia Giulia: Gorizia con il +4,4 per cento e Trieste con il +4,3 guidano la classifica nazionale. Sondrio, invece,
con il +4,1 occupa il terzo gradino del podio. Altrettanto significativo il risultato previsto a Barletta, Caserta e Monza-Brianza (tutte con il 4 per cento), Brindisi e Verona (entrambe con il +3,9 per cento).
Sebbene la crescita sia comunque positiva, chiudono la graduatoria a livello nazionale Pordenone, Cagliari e Viterbo (con il +1,9 per cento) e, infine, Vibo Valentia e Reggio Calabria (ambedue con il +1,7 per
cento). Rispetto al 2019, 51 province su 107 devono ancora recuperare la perdita del Pil causata dalla crisi pandemica. Le situazioni più critiche si registrano a Pisa (-3,5 per cento), Rovigo (- 3,8), Brindisi (- 4,0), Macerata (-4,1), Vibo Valentia (-4,3) e Belluno (-5,2).

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