Pnrr, il Sud non riesce a organizzarsi per spendere i fondi. E’ una novità?

11 Marzo 2023
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Sfumeranno circa 20 miliardi di euro di fondi europei se non saranno spesi entro la fine dell’anno. Questa la valutazione dell’ufficio studi della Cgia, che mette in guardia anche sui fondi per il Pnrr, dal momento che il caro-materiali ha frenato su alcuni fronti la realizzazione delle opere. Il totale è di 64,8 miliardi per il periodo 2014-2020. Sono risorse messe a disposizione dai Fondi europei di coesione: Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, Programmi operativi nazionali e Programmi operativi regionali. Le regioni più in difficoltà sono quelle del Mezzogiorno. Per esempio entro la fine del 2023, quindi per evitarne la perdita, la Puglia dovrebbe spendere altri 335 milioni di euro, la Calabria 616 milioni, la Campania 1,27 miliardi e la Sicilia 1,45 miliardi.

Nell’analisi della Cgia viene messo in evidenza come “dei 64,8 miliardi di euro di Fondi europei di coesione messi a disposizione del nostro Paese nel periodo 2014-2020 (17 miliardi di co-finanziamento nazionale) la spesa complessiva certificata da Bruxelles al 31 dicembre scorso è stata di 35 miliardi, pari al 54% dell’ammontare totale che include anche la quota che noi italiani abbiamo dovuto sostenere”.

Quindi “entro il 31 dicembre 2023, data di scadenza di attuazione di questo settennato, dobbiamo spendere i restanti 29,8 miliardi, pari al 46% della quota totale, di cui 10 sono di co-finanziamento nazionale”. “Se non riusciremo a centrare questo obbiettivo, la quota di fondi Ue non utilizzatati andrà persa – osserva la Cgia – è a rischio una buona parte dei 19,8 miliardi che Bruxelles ci ha messo a disposizione da almeno nove anni”.

Secondo la Cgia, “scontiamo, innanzitutto, una grossa difficoltà di adattamento della nostra Pubblica amministrazione alle procedure imposte dall’Ue. Dopodichè, la nostra macchina pubblica presenta livelli di qualità dei servizi resi ai cittadini e alle imprese molto modesti e una efficienza che può contare ancora su ampi margini di miglioramento. Il personale, soprattutto dell’area tecnica, ha retribuzioni basse e, spesso, risulta, anche per questa ragione, poco motivato. Specificità che caratterizzano, in particolar modo, i dipendenti pubblici delle regioni e degli enti locali del Mezzogiorno”. Dei 19,9 miliardi di euro di risorse europee che “dobbiamo mettere a terra entro la fine di quest’anno, 15,3 sono in capo allo Stato centrale (Progetti Pon, Fesr e Fse) e 4,6 alle regioni. Sarebbe sbagliato prendersela solo con le amministrazioni periferiche; la necessità di investire nel personale pubblico riguarda, purtroppo, tutti i livelli”.

“Come era prevedibile sono a rischio anche i fondi del Pnrr – viene spiegato dalla Cgia -, in attesa della presentazione del nuovo stato di avanzamento da parte di ‘Italia domani’, secondo la Nadef, presentata il 27 settembre scorso, entro il 31 dicembre 2022 dovremmo aver speso 20,5 miliardi di euro, praticamente la metà dei 41,4 miliardi previsti inizialmente dal Def. In questo caso, l’aumento del costo dei materiali avvenuto nell’ultimo anno ha frenato enormemente la realizzazione di molte opere pubbliche, facendo saltare molti obbiettivi previsti dal Pnrr”. Tornando ai dati relativi ai Fondi di coesione, “al 31 dicembre scorso, dei 21,2 miliardi finanziati dall’Ue e gestiti dalle nostre regioni nel settennio 2014-2020, 16,6 sono stati spesi e gli altri 4,6 dovranno esserlo entro quest’anno. Le amministrazioni regionali più in difficoltà sono quelle del Mezzogiorno. Entro la fine del 2023, pena la perdita delle risorse, la Puglia deve spendere altri 335 milioni di euro, la Calabria 616 milioni, la Campania 1,27 miliardi e la Sicilia addirittura 1,45 miliardi”.

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