Ex Ilva, situazione sempre più intricata. Nuova cassa integrazione e “Indotto su orlo del baratro, crediti insoluti e mancati ordini”

10 Gennaio 2024
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Nella complicatissima vicenda di Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, si altri due fronti critici: l’avvio della nuova cassa integrazione straordinaria nello stabilimento di Taranto e la stretta sul credito annunciato dalla banca che la stessa Acciaierie d’Italia ha delegato a trattare e gestire le fatture dei fornitori e delle imprese dell’indotto. Per la cassa straordinaria, il sindacato Usb ha comunicato che nelle scorse ore Acciaierie ha inoltrato alle sigle metalmeccaniche la lettera che avvia la procedura per l’avvio di un nuovo anno di sospensione dal lavoro dall’1 gennaio scorso alla luce della proroga disposta dal Governo . La cassa straordinaria e’ gia’ in atto in Acciaierie da molto tempo e il 2023 si e’ chiuso con 3mila addetti sospesi temporaneamente dal lavoro, di cui 2.500 solo a Taranto, dove i dipendenti sono 8.200. Le norme ora prevedono che per quest’anno per le imprese di interesse strategico nazionale che hanno in corso piani di riorganizzazione aziendale con almeno 1.000 lavoratori dipendenti, sia autorizzato con un decreto del ministero del Lavoro – a domanda e in via eccezionale – un ulteriore periodo di cassa straordinaria fino al 31 dicembre 2024.

 Sul fronte indotto-credito-fatture emesse verso Acciaierie, Aigi, l’associazione che raggruppa molte imprese che lavorano nell’ex Ilva, segnala che la banca individuata dalla societa’ siderurgica ha inviato nelle scorse ore una comunicazione allo stesso indotto, specificando che l’istituto di credito “ha preso atto della comunicazione della presidenza del Consiglio dei ministri in data 8 gennaio 2024 in cui si rende noto l’indisponibilita’ di ArcelorMittal ad assumere impegni finanziari e di investimento anche come socio di minoranza in Acciaierie d’Italia “. C’e’ quindi il “rischio di non continuita’ aziendale”, si legge nella lettera che la banca ha inviato notifica all’indotto, e quindi si comunica “la revoca con effetto immediato del plafond prosoluto da essa concessa sul debitore ceduto”. «Nessun ulteriore credito – afferma la banca -, rispetto a quelli la cui cessione era gia’ stata perfezionata e resa efficace nei confronti del debitore ceduto, potra’ ritenersi accolto in garanzia. I contratti gia’ oggetto di cessione saranno disciplinati secondo le previsioni di contratto di factoring in essere tra le parti”. Allarmata l’Aigi per la stretta sul credito all’indotto. L’associazione ha chiesto ai ministri Urso, Fitto e Calderone, nonche’ al sottosegretario alla presidenza, Mantovano, di essere ricevuta domani. Evidenziando sia la rottura tra Governo e Mittal sul futuro di Acciaierie (“abbiamo sperato che si potesse giungere ad un accordo che conciliasse produzione, investimenti, interventi per la decarbonizzazione e lavoro”), ma anche la stretta bancaria, Fabio Greco, presidente di Aigi , scrive al Governo che le imprese “sono strangolate da una situazione finanziaria complessa gia’ dal 2015 con la dichiarazione di amministrazione straordinaria”. “Ed ora – rileva Greco – sono sull’orlo del baratro a causa di crediti insoluti e mancati ordini. Saranno costrette a fare ricorso allo strumento della cassa integrazione”. Preoccupazione, infine, l’Aigi manifesta sul fatto che la banca delegata da Acciaierie alle operazioni sulle fatture, abbia “interrotto la cessione dei crediti alle aziende che ne avevano fatto ricorso”. Questa mattina, infine, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sara’ al presidio di protesta degli autotrasportatori di Casartigiani che dal 2 gennaio stazionano con i loro mezzi sul piazzale della portineria C del siderurgico per rivendicare da Acciaierie il pagamento delle fatture arretrate e scadute .

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