Anche la Partita Iva al forno crematorio

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di Giuseppe Longhin – La salute prima di tutto. Salute delle persone fisiche ma anche delle persone giuridiche. E se da una parte si cerca di fare l’impossibile per salvare più vite possibili, dall’altro si ignorano le partite Iva. A dire il vero l’impressione è che solo i medici, gli infermieri, i volontari della protezione civile e i comitati vari abbiano a cuore, anche per competenza, la salute delle persone fisiche.

Risulta quanto mai assente invece la politica. Quella stessa politica che dovrebbe salvare, sempre per competenza, anche e soprattutto la vita delle persone giuridiche. “Per rafforzare le difese del Paese contro l’avanzata del Coronavirus”, ci dicono, andrà infatti ben oltre la Pasqua il blocco delle attività produttive. Il Governo ha in mente di applicare altre due settimane di chiusura totale a partire dal 3 aprile e spostare la data della ripresa, seppur graduale, al 18 aprile.

Si rafforzano le difese del paese? O si demoliscono ulteriormente? L’impressione è che chi ci guida abbia perso di vista gli interessi della collettività e non sappia valutare quali scelte siano necessarie in momenti come questi. Le imprese si sono ritrovate all’improvviso con produzione e fatturati congelati da un blocco imposto e cautelativo della produzione che dura ormai da più di tre settimane.

La politica non pensa che le conseguenze di un rinvio ulteriore sarebbero da allarme rosso perché dalla crisi non si esce con i sussidi ma con il lavoro e la produzione. Se fermiamo la macchina troppo a lungo, ne seguiranno danni irreversibili, con una capacità produttiva nettamente indebolita.

Il tessuto economico nazionale, quello lombardo in particolare, non è fatto dalle multinazionali, da Alitalia o dai colossi del food ma è costituito dalle piccole e medie imprese che non avranno la capacità di risollevarsi da sole. Il concetto è che le piccole e medie imprese vanno aiutate e sostenute subito, non fra un mese. Al netto ovviamente delle indispensabili garanzie di sicurezza per i lavoratori e gli imprenditori stessi.

Dare alle imprese la possibilità di riaprire elevando la sicurezza, non significa che il virus debba inchinarsi alle esigenze economiche. Significa non ripetere gli errori fatti per le persone fisiche. Vuol dire prevedere e anticipare. Creare una exit strategy. Obblighiamo le aziende ad adattare protocolli di sicurezza anti-contagio, e soluzioni tecniche e organizzative che evitino il contatto fra i lavoratori e impongano l’utilizzo di DPI appropriati, ma riapriamo.

La soluzione non è sostituire il lavoro con il reddito di sussistenza, perché senza lavoro non si generano risorse, non viene garantito il benessere e non si riesce ad assicurare la salute delle persone. Le risorse pubbliche sono generate dalle imprese, dal lavoro, dalla produzione. Accantoniamo gli istinti generati dalla più che giustificata emotività. Abbiamo pochissimo tempo per pianificare, con intelligenza e razionalità, la ripresa ad una vita all’aria aperta, alla socialità, e questo passa indiscutibilmente dalla riattivazione del lavoro.

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