Pane, petrolio, rame… Arriverà il picco dei prezzi. Occhio all’assalto ai forni

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di Cassandra – Poi non dite che non lo avevo detto. “Le rivolte sociali sono sempre partite dal pane. Tra qualche mese ci potremmo trovare con i prezzi degli alimenti alle stelle e una massa di disoccupati che non potranno comprarle”. Sono parole pesanti, rilanciate da un’agenzia, l’Agi. Che parla è è Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity, società di consulenza sulle materie prime.

Orizzonte nero? Parla di stagflazione, l’era geologica economica che mette insieme la stagnazione per la crisi con l’inflazione. D’altra parte il bonus spesa sembra proprio essere un antipasto per calmare gli animi.

E come ci si arriverebbe ad un assalto non simbolico ai forni? Basta guardarsi attorno. Lavoro? Fermo. Tasse? Rinvii di facciata. Export? Dove? Europa? Non vuole far prestito all’Italia che fa debiti, l’Italia del reddito di cittadinanza.

Morale? “Veniamo da un decennio di calo dei prezzi delle commodity alimentari”. Tra qualche mese il rialzo che sta interessando grano e riso si trasferirà alle altre commodity, afferma Torlizzi . “Quello che sta avvenendo nel settore delle materie prime, in particolare quelle agricole, è una dinamica che riguarderà tutte le altre compreso il petrolio le cui quotazioni oggi sono particolarmente basse. Generalmente quando ci sono dei cambi di tendenza le derrate alimentari tendono ad anticipare i cicli”, spiega.

Basta osservare le code ai supermermercati. La domanda sale, l’offerta non sta al passo. Il punto chiave lo si vede già in queste settimane.

“Il mercato adesso non solo deve far fronte a una tendenziale riduzione delle scorte, non solo deve fare i conti con dei colli di bottiglia sui lato dei trasporti, aspetto inedito di queste ultime settimane, ma a breve il mercato dovrà fare i conti con la ripresa dei consumi, legata al ritorno alla normalità”, soprattutto negli Usa. In Europa il quadro è più complicato.

“Più si ritarda e più la capacità produttiva e industriale dei paesi maggiormente in difficoltà si riduce. Basta pensare all’Italia. Se si continua a non dare benzina finanziaria, alla riapertura ci sarà uno sterminio di piccole e medie imprese che non riapriranno più. Se questo discorso diventa sistemico alla riapertura, l’offerta non riuscirà a stare dietro alla domanda. Questo fenomeno unito all’aumento dei prezzi delle materie prime provocherà veramente uno scenario molto preoccupante dal punto di vista macroeconomico”, afferma l’esperto.

Il grano “ad esempio è aumentato del 12% la settimana scorsa, però venivamo da 10 anni di cali. Il problema è che tali aumenti sono un indizio di una inversione di tendenza nel breve. Rischiamo che il potere di acquisto dei consumatori, già compromesso dalla perdita del lavoro e dalla riduzione dell’attività, venga ulteriormente minato. Bisogna stare attenti perché tutte le rivolte sociali sono sempre partite dal pane”.

E lo stesso rimbalzo lo suburà il petrolio quando sarà finito il tutti a casa.
E l’economista prefigura uno scenario apocalittico. “Per l’Italia delle criticità potrebbero sorgere perché probabilmente la liquidità arriverà a seguito di prestiti condizionati (Mes, ndr) che il prossimo anno si tradurranno in rialzo della pressione fiscale, una tassa patrimoniale e altre misure del genere che creeranno forti disagi sociali. Oltre ai rialzi delle quotazioni di alimenti e petrolio assisteremo anche a un incremento delle quotazioni di altri metalli come il rame, fondamentale per l’edilizia, per la realizzazione di motori ed elettrodomestici. Oggi a causa dei prezzi bassi le miniere non stanno più estraendo ma nel momento in cui ripartiranno i consumi, i prezzi del rame saliranno e impatteranno non solo sui consumatori finali ma anche sulle imprese manifatturiere quelle che comprano metalli per fare lavatrici, per esempio”, conclude.

Apocalittico, da day after.

Foto apertura: un fotogramma dal celebre film The day after

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