La mia prima intervista? A Quino e alla sua Mafalda, geniale impertinenza uscita da un frigorifero

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di Cristina Malaguti – Ero un correttore di bozze, mi dilettavo anche di grafica e appena vidi che a Cremona, al centro del Fumetto Andrea Pazienza, c’era un incontro con Quino, il padre di Mafalda, mi precipitai dall’allora amica e giovane praticante del settimanale Mondo padano, Stefania Piazzo, per comunicarle l’evento. “Vai – mi disse -. Lo dico a Floriano Soldi, il mio caporedattore”. Quella fu la prima intervista della mia carriera di giornalista. Oggi che Quino ci ha lasciati, posso solo dire che nulla avrebbe potuto essere più bello e non casuale.

Com’è nata Mafalda? Ero curiosa, perché ho sempre adorato quella bambina lucida, realista e tanto impertinente.
Com’è nata Mafalda? Non vedevo l’ora di chiederglielo. E quella sera di trent’anni fa a Cremona ho avuto questa grande opportunità: conoscere il “papà” della monella più intelligente della storia dei fumetti, il grande Quino, all’anagrafe Joaquìn Salvador Lavado. Trent’anni dopo lui non c’è più. Se ne è andato in silenzio all’età di 88 anni, colpito da un ictus. A me resta uno dei ricordi più belli, e la mia quasi coetanea, “amica” di gioventù, Mafalda.

Figlio di immigrati spagnoli, Quino è nato a Mendoza, in Argentina, il 17 luglio del 1932, anche se nei registri ufficiali è riportata la data del 17 agosto. Il soprannome Quino, con il quale tutto il mondo lo conosce per quella firma un po’ adolescenziale che accompagna tutte le sue strisce, gli fu dato fin dalla nascita per distinguerlo dallo zio Joaquin Tejon, pittore e grafico pubblicitario.

E Mafalda? Com’è nata Mafalda? Da una pubblicità mai realizzata. Mi rispose. Una pubblicità di frigoriferi, per una famiglia modello. Ma dentro di me è nata molto prima. Questa bimba adolescente, complicata, spensierata, introspettiva, sarcastica e disarmante trae ispirazione da una bambina presente nel romanzo di David Viñas, Dar la cara, pubblicato nel 1962 in Argentina. Ma la sua nascita agli occhi del grande pubblico, risale al 1963 quando un’azienda di elettrodomestici gli chiese di disegnare i personaggi di una famiglia media. La pubblicità non fu mai realizzata, ma la forza della piccola-grande Mafalda è rimasta ed è cresciuta durante tutta la vita lavorativa di Quino.


E quella sera io ero agitatissima, ma lui – che amava l’Italia e parlava un buon italiano – ha saputo mettermi subito a mio agio. È stata una breve intervista, la prima della mia vita di giornalista, ma talmente bella da farmi amare l’idea di continuare questo mestiere. Cosa che ho fatto. Ai tempi io ero un semplice correttore di bozze e devo ringraziare – oltre Stefania che mi ha permesso di essere lì in quel momento – l’indimenticato caporedattore Floriano, per avermi dato questa grande opportunità. Del resto me lo meritavo anche, perché io quella piccola bimba impertinente la conoscevo bene, da tanti anni.
Grazie Quino, non ti dimenticherò mai.

Immagine tratta dalla pagina facebook Mafalda Oficial

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