Covid – Quegli infettivologi che ignorano come i veterinari (vedi Capua) studino i virus e le epidemie anche prima dei “professori”

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Da Gaetano Penocchio, presidente Fnovi, la Federazione nazionale degli Ordini veterinari, riceviamo e volentieri pubblichiamo una puntualizzazione sulle errate valutazioni dell’infettivologo Concia riguardo alle conoscenze dei medici veterinari

“L’infettivologo Ercole Concia, al Tg Verona, riferendosi a Ilaria Capua e all’uso terapeutico del plasma iperimmune in ambito di Covid19, ha affermato: “vorrei ricordare che la prof.ssa Capua è una veterinaria, quindi forse ognuno dovrebbe parlare delle cose che sa”.
Come dire che i medici veterinari “non sanno”, oppure, più subliminale, che “non hanno alcun titolo”, o magari che “sono di livello inferiore”. Mi pare superfluo ricordare i risultati scientifici della Professoressa Capua e le competenze della nostra categoria.

Il fatto è, invece, è che esiste un solo bene, ed è la conoscenza. Personalità chiave ed eventi che hanno segnato la storia della medicina unica, hanno infatti ampiamente insegnato la stretta interconnessione tra la salute dell’uomo e quella animale. La crescente interdipendenza con gli animali, la condivisione dello stesso ambiente, hanno perciò indirizzato la medicina umana e la medicina veterinaria a uno sforzo collaborativo a livello locale, nazionale e globale. 
Nondimeno, Concia mi auguro sia edotto sul fatto che noi medici veterinari abbiamo una vasta esperienza di malattie infettive ad andamento epidemico; abbiamo esperienze concrete di diagnostica di massa delle infezioni, di come circoscriverle, di come effettuare il rintraccio dei casi a seguire; che abbiamo verificato lo stato immunitario delle popolazioni animali, effettuato analisi epidemiologiche sofisticate e controllato le epidemie, con vaccini e senza vaccini. 

Non sfuggirà a Concia, che nel rapporto tra professioni, solo l’applicazione dei principi e dei valori fondanti e il rispetto della deontologia, contribuiscono ad accrescere la reputazione e l’immagine pubblica della Scienza. La Scienza che litiga, che accusa di ignoranza e incompetenza, toglie fiducia e qualche volta toglie speranza.

Mentre Concia suggerisce a Ilaria Capua, in quanto medico veterinario, di non parlare delle cose che non conosce, Ilaria Capua più saggiamente nel salutare il nostro Paese stimola invece “le attività di convergenza interdisciplinare intorno al Covid, che sta fungendo da acceleratore di intedisciplinarietà” e invita ad “essere parte della catena di responsabilità“. E proprio questa cultura da medico veterinario l’ha portata, insieme a Giovanni Rezza, ad essere definita dal Corriere della sera, tra gli esperti virologi più riconoscibili ed apprezzati.

Ercole Concia è universalmente stimato, sicuro, ma stavolta è in errore, e l’ignoranza è cosa diversa dall’errore. Quell’ignoranza che attribuisce a Ilaria Capua e ai medici veterinari, è un’omissione inaccettabile, perché ingiusta e riferita ad un’intera comunità scientifica medica, su temi medici. L’intervento, invece, è un errore, è un’azione. E l’errore è cosa peggiore dell’ignoranza”.

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