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Non prendete in giro i bergamaschi – Ma la “diretta” dal Santuario di Caravaggio col vescovo era una registrazione? Scherza coi fanti ma non con i santi…

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di Laura Aresi – Pochi giorni or sono avevamo annunciato, assieme ad altre testate nazionali e locali, fra cui Avvenire, l’affidamento dell’Italia colpita dal coronavirus alla B. V. Maria in diretta dal santuario di Caravaggio, raccontando la bella storia dimenticata della “beata” Giannetta, la Jeanne d’Arc padana.

Bene: stando al sito blog.messainlatino.it non ci sarebbe stata alcuna diretta il giorno stabilito, vale a dire il primo di maggio, scelto per la forte simbolicità congiunta legata all’inizio del mese mariano e alla festività di san Giuseppe Lavoratore: la preghiera per la nazione italiana celebrata da Mons. Napolioni sarebbe stata registrata qualche giorno prima, forse domenica 26 o lunedì 27 di aprile, e i sacramentali diffusi in differita di quattro giorni alle ore 21 del primo del mese delle rose.

Una polemica non sterile, quella dei tradizionalisti, che – lungi dall’aver ricevuto smentite né a livello diocesano né tantomeno nazionale, hanno giustamente sottolineato che “un atto di affidamento non è una partita di calcio, uno spettacolo o un qualunque altro avvenimento di cronaca, ma è un gesto di devozione e pietà che merita di esser svolto in assoluta trasparenza, per rispetto dell’azione stessa e del popolo che vi ricorre”. E ancora: “Se il primo maggio alle ore 21 è stata mandata in onda una registrazione, quello a cui il fedele ha assistito non è stata che una finzione, perché in quel momento non è stato affidato nulla a nessuno (…): il primo maggio il popolo fedele ha assistito ad una rappresentazione. E questo, purtroppo, è un inganno”.

Ora, noi della Nuova Padania avevamo effettivamente seguito la pseudodiretta e ci eravamo accorti di una certa difficoltà tecnica iniziale del collegamento, che avevamo dovuto iniziare a seguire direttamente dal canale youtube del Santuario del Fonte. Siamo francamente sconcertati: ci dissociamo da qualsiasi intento di riportare falsità sul nostro giornale. Così avevamo letto sul sito ufficiale del santuario, così abbiamo riportato.

Per oggi, sabato 9 maggio, i colleghi propongono la recita di una corona del S. Rosario in riparazione all’offesa perpetrata a Maria, che su tutti gli attori in gioco è effettivamente la meno degna di ricevere offesa alcuna.

Noi ci limitiamo a dire che la cosa ci amareggia particolarmente: chi scrive è la nipote del pittore locale del piccolo paese di Pagazzano, confinante con Caravaggio, che dipinse negli anni Trenta il miracolo di Giannetta nell’edicola davanti al castello visconteo. E’, quindi, la sua storia dimenticata, un unicum con le radici familiari e con la firma che abbiamo scelto di legare a questo giornale, in omaggio al popolo bergamasco prostrato dalla pandemia. Legarsi alla preghiera ancestrale superando le barriere dello spazio e del tempo è l’essenza medesima della fede popolare: la nostra speranza è che la forza della fede, appunto, sia in grado di superare anche le barriere della finzione, sempre che questa – se tale è stata – sia stata dovuta a ragioni di forza maggiore, come potrebbe senza dubbio essere. In ogni caso il disagio del possibile inganno umano, non certo superiore, non è facile da digerire.

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