A settembre tutti (tutti?) in aula. Un plotone di piccoli polli da batteria ingabbiati

/
Lettura 5 min

di Laura Aresi – Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che tiene in scacco l’Italia intera si è definitivamente pronunciato sulla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado statali e paritarie a settembre: e lo ha fatto producendo un documento che, se entrerà veramente in vigore con l’attuazione dell’ultima bozza del famigerato Decreto Scuola passato ieri al Senato, sarà responsabile di aver dato il colpo di grazia definitivo all’istruzione italiana.

Un nuova scuola in presenza sì, finalmente, ma che, a partire dal prossimo settembre, trasformerebbe gli studenti in soldatini mascherati al servizio di un’autentica dittatura burocratico-sanitaria: per tornare concretamente in classe, infatti, diverrebbe obbligatorio il distanziamento fisico (almeno un metro di separazione interpersonale in aula, almeno due in palestra); altrettanto obbligato l’uso di misure delle mascherine per gli studenti al di sopra dei 6 anni di età, quindi anche alla scuola primaria; sarebbe da rimodularsi secondo scaglionamenti d’orario l’ingresso delle varie classi nei rispettivi istituti.

Niente prova della febbre per entrare a scuola, ma in compenso chiusura dei cancelli per chi vi giungesse con 37.5 gradi di temperatura: una contraddizione in termini, dato che sovente il bambino lievemente febbricitante è asintomatico.

Come si possa privare la scuola dell’idea del contatto fisico, indispensabile nei bambini e nei giovani in generale per compensare il taglio del cordone ombelicale, fosse anche solo di una carezza da parte dell’insegnante, o di un abbraccio fra amici al ritrovarsi sciolti da un incubo durato mesi, o di una pacca sulla spalla per complimentarsi di un voto o quando passa la bella o il bello di turno, non si capisce. La scuola non è un mondo asettico per sua stessa definizione. La scuola è consegnare i nostri figli ad un nuovo patto sociale completo in formazione, separato dall’ambito familiare, nel quale la fisicità relazionale è altrettanto importante quanto il brainstorming mentale che si crea fra il pedagogo e gli allievi.

Un plotone di piccoli polli da batteria ingabbiati ciascuno durante le ore di lezione nel proprio (angusto) spazio personale: del quale plotone, comunque, andranno limitati – vurìa mai – gli assembramenti. In tutto questo “saranno valorizzati gli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche”: la famosa ora d’aria dei carcerati. Archiviamo per sempre, se rimane in carica l’attuale governo, le scene di giubilo alla campanella della ricreazione: e non perché non saranno consentite, ma perché non ci sarà proprio la voglia da parte di nessuno di giubilare.

Neanche da pensare alle sane, belle aule sudicie, coi banchi tutti scritti, le briciole e le ragnatele amiche di una volta, e i pertugi impolverati d’antico dove dicunt si ritrovi di tanto in tanto qualche foglietto d’amore mai recapitato per timidezza di epoche remote: ogni santo giorno della settimana (forse festivi esclusi, ma solo forse) sarebbe infatti da prevedersi la sanificazione generale degli ambienti con prodotti virucidi. Dalle maniglie ai termosifoni passando per gli interruttori della luce e i corrimano. Mancano all’appello giusto le plafoniere.

Ma poi la perla. Dalla prima all’ultima, quelle indicate sarebbero “misure di carattere generale” – come spiega doviziosamente il documento – predisposte sulla base dell’attuale quadro epidemiologico “per garantire la coerenza con le misure essenziali al contenimento dell’epidemia, rappresentando primariamente un elenco di criteri guida da contestualizzare nelle specifiche realtà scolastiche. Centrale, pertanto, sarà il ruolo delle singole scuole, nel calare le indicazioni nello specifico contesto di azione”. Una task force da un lato un po’ menagramo, dall’altro un po’ canèta da vedar, come si suol dire a Milano: vien da pensare insomma alle Parche il cui unico compito dalla mattina alla sera è reggere i fili della vita altrui, gongolando beatamente della posizione acquisita.

Infine, la mensa. Verrà garantita ma sempre rigorosamente con distanziamento sociale, debite turnazioni, eventualmente con fornitura del pasto in lunch box per il consumo in classe. In buona sostanza, pranzo in scatola al proprio banco: peggio dei soldati in trincea. Chissà se si penserà di riprogrammare i menu con carne secca e gallette d’ordinanza, come per i combattenti dei tempi della spagnola. Peccato che ora al fronte, ci siano i bambini.

Photo by Arisa Chattasa

Servizio Precedente

Che bella l'operetta... La Principessa della Ciarda

Prossimo Servizio

Sindaco di Ferrara: stop a mascherina all'aperto dal 3 giugno

Ultime notizie su Cultura