30 gennaio 1933, Hitler diventa cancelliere del Reich

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di Luigi Basso – Tra pochi giorni cade la triste ricorrenza del 30 gennaio 1933, che ottantanove anni fa vide Hitler, capo del partito nazista, giurare come Cancelliere, ovvero come Primo Ministro della Germania, nelle mani del Presidente von Hindenburg.
L’idea dei partiti moderati era quella di mettere al Governo Hitler, che in quel momento era molto popolare nella Germania di Weimar, usandolo per riportare la situazione economica e sociale dentro gli argini, per poi fagocitare Hitler ed il nazismo “normalizzandoli” all’interno delle istituzioni statuali, contando probabilmente sul fatto che si sarebbero accontentati di ricevere in cambio qualche cadrega e poltrona.


Al contrario, una volta giunto al Cancellierato, Hitler – senza modificare neanche un articolo della Costituzione – iniziò a emanare una serie di Decreti Legge, basati sulla situazione di emergenza costituita, a suo dire, dall’incendio del Reichstag, decreti tutti regolarmente controfirmati dal Presidente von Hindenburg, anziano esponente della aristocrazia che fino ad allora aveva detenuto il potere in Germania.


Con questi Decreti Legge, Hitler iniziò a sopprimere i diritti civili che, bene o male, la Repubblica aveva garantito.
Dopo le elezioni del 1933, Hitler formò un Governo di coalizione e continuò ad emanare Decreti Legge arrivando persino ad allontanare dal Parlamento i deputati più apertamente contrari al suo regime, non permettendogli di partecipare ai lavori, sempre in nome dello Stato di Emergenza.
Hitler raggiunse il vertice del potere poco dopo, allorquando von Hindenburg, ad agosto del 1934, morì: a quale punto, non procedendo alla elezione di un Presidente, de facto concentrò su di sé la carica di Premier e quella di Presidente della Repubblica, instaurando formalmente il regime nazista.


E lo fece senza modificare o abrogare l’allora vigente Costituzione, ma semplicemente a colpi di Decreto Legge, invocando lo Stato di Emergenza.
Lo stesso Mussolini, in Italia, qualche anno prima, aveva del resto instaurato il regime fascista senza abrogare neppure un comma dello Statuto Albertino, che rimase in vigore, formalmente, fino alla Costituzione della Repubblica, ricorrendo a mani basse a decreti legge giustificati dall’urgenza.

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