L’occhio della ‘Ndrangheta sui cambi di gestione dei ristoranti in pandemia

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Nella citta’ metropolitana di Milano nel capoluogo regionale e nella zona ricadente nel Distretto di Corte di Appello di Milano – province di Como, Lodi, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese – continua a essere marcata la presenza della criminalita’ organizzata nazionale e straniera. Essa si manifesta attraverso attivita’ illecite tradizionali (estorsioni, usura, stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, armi, contraffazione, immigrazione clandestina) ma anche mediante reati fiscali, infiltrazione negli appalti, riciclaggio, reati ambientali e corruzione. Dall’inizio della pandemica si sono registrate inoltre situazioni “grigie”, su cambi di gestione dei ristoranti dall’inizio della pandemia. E’ quanto si legge nella relazione del 2° semestre 2020 sull’attivita’ svolta e sui risultati conseguiti dalla Dia, la Direzione Investigativa Antimafia. Rispetto alle altre organizzazioni mafiose, in particolare di estrazione siciliana e campana, si legge nel rapporto, nel capoluogo lombardo permane la netta prevalenza della ‘ndrangheta che nel tempo si e’ strutturata con “locali” come quelli di Milano, Bollate, Bresso, Cormano, Corsico, Pioltello, Rho, Solaro e Legnano-Lonate Pozzolo. Seppur dotati di una certa autonomia, tali organismi restano sempre saldamente legati alla “casa madre” del crimine reggino curando oltre alla gestione dei tradizionali settori illeciti (come il traffico internazionale di stupefacenti su vasta scala) una graduale penetrante infiltrazione verso i comparti funzionali al reinvestimento e al riciclaggio dei capitali illecitamente acquisiti.

 Il Questore di Milano, Giuseppe Petronzi, confermando il ruolo di preminenza della ‘ndrangheta sul territorio meneghino afferma che “…in una prospettiva di trasformazione ed evoluzione dell’attivita’ criminale, in senso tradizionale, verso la gestione e reimpiego degli ingenti proventi derivanti prevalentemente dal traffico internazionale di stupefacenti, la ‘ndrangheta si e’ proiettata verso forme di organizzazione imprenditoriali, la cosiddetta. ‘impresa a partecipazione criminale’, sviluppando una strategia di penetrazione in svariati settori economico finanziari (dalle attivita’ connesse all’edilizia al settore immobiliare, dai giochi on-line, al cd. ‘gambling’, dalle sale di raccolta giochi e scommesse sportive alle forniture di prodotti alimentari, dal settore della logistica al settore della gestione integrata dei rifiuti), differenziando – e ‘spalmando’ – il rischio d’impresa, esprimendo una sempre maggiore flessibilita’ e interesse verso qualsiasi ramo economico che presenti “opportunita’” redditizie”.

 Anche il Prefetto di Milano, Renato Saccone, ha posto l’accento sulla necessita’ di mantenere alta l’attenzione nei confronti delle realta’ imprenditoriali maggiormente a rischio di pressioni da parte della criminalita’ organizzata: “…E’ stata innalzata ulteriormente la soglia di attenzione per intercettare tempestivamente i movimenti della criminalita’ organizzata per infiltrare in modo ancor piu’ massiccio l’economia legale dell’area metropolitana, approfittando delle condizioni di ristrettezza economica in cui si sono venuti a trovare molti imprenditori. Sono stati cosi’ individuati, assieme alle Forze di Polizia, i settori piu’ esposti al rischio di subire tentativi di usura o di infiltrazione e gli indicatori soggettivi ed oggettivi per indirizzare gli accertamenti…”, tra i quali quello dei rifiuti e quello concernente i dispositivi di protezione individuale e sulle aziende, “…settori da sempre appetibili per la criminalita’ organizzata e attivi nel contesto pandemico…”.

Ulteriori approfondimenti sono stati disposti in collaborazione con il Comune di Milano, sugli esercizi commerciali “…attraverso un ampio screening sulle imprese operanti nel settore della ristorazione e vendita di alimenti, avviate o interessate da un cambio di gestione nel periodo tra il 1° febbraio e il 30 settembre 2020. I primi risultati delle verifiche, effettuate sulla base dell’eta’ dei soggetti a vario titolo preposti alla gestione, hanno fatto emergere diverse situazioni ‘grigie’, per le quali e’ in corso un approfondimento congiunto in vista della possibile adozione di provvedimenti interdittivi antimafia…”. Per quanto concerne gli stupefacenti, la domanda di marijuana si e’ mantenuta su livelli elevati anche durante la seconda fase di emergenza pandemica.

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