Il rapporto Caritas: “Nel Mezzogiorno “falsi positivi da Rdc”. Il reddito di cittadinanza non arriva a tutti i poveri del Nord ma a famiglie non povere del Sud

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di Cassandra -In questi giorni in cui non si fa altro che parlare di Green Pass e ddl Zan è sfuggito forse ai più il dossier Caritas sul reddito di cittadinanza.

Il dossier rivela che il 56% dei poveri in Italia non fruisce del Rdc mentre un terzo dei beneficiari non è povero. Come bilancio è un disastro. Ma c’è anch dell’altro, ovvero chi è tra gli esclusi risiede principalmente al Nord. Molti sono stranieri. Ebbene, 4 famiglie su 10 restano fuori dai criteri che non tengono conto del costo della vita e penalizzano chi si sforza per necessità di accantonare qualche piccolo risparmio in prudente stile ambrosiano.

Chi al Nord percepisce l’aiuto Nord è il 37% di quelle in povertà assoluta, nel Centro il 69% e nel Sud il 95%. A costo della vita differenziato per area geografica e per dimensione del comune di residenza, non cambiano gli importi e le soglie per il calcolo del reddito di cittadinanza.

E nessuno fa una piega per cambiare la stortura.

ll rapporto rileva anche che  “il 70% dei beneficiari dice di non aver ricevuto alcun tipo di formazione e questa quota è addirittura più marcata nelle famiglie maggiormente esposte a marginalizzazione (80% tra i nuclei con reddito familiare inferiore ai 300 euro, 86,1% con tasso lavorativo nullo e 87,5% con multi-vulnerabilità)”.

Si legge ancora: “In base ai dati forniti dall’Osservatorio INPS, nel mese di marzo 2021 l’importo mensile erogato mediamente alle famiglie beneficiarie era di 559 euro (584 euro se si fa riferimento al solo RdC) ma si osservano importanti differenze nel territorio nazionale. L’importo medio mensile percepito dai nuclei RdC/ PdC è infatti pari a circa 489 euro nel Nord, 518 euro nel Centro e 589 euro nel Mezzogiorno. Tra le Regioni del Centro-Nord, soltanto Piemonte, Liguria, Umbria e Lazio presentano in media importi superiori ai 500 euro (in Trentino-Alto Adige l’importo medio è perfino inferiore ai 400 euro), mentre solo una (Basilicata) si trova al di sotto della stessa soglia nel Mezzogiorno”.

“Il tasso di copertura delle famiglie in povertà assoluta da parte del RdC è pari a circa 44% a livello nazionale ma tale percentuale cresce al 52% nel Mezzogiorno e al 49% tra le famiglie povere in affitto11. È inferiore alla media nazionale nel Centro-Nord e tra le famiglie proprietarie dell’abitazione”.

“La categoria dei poveri assoluti esclusi dal beneficio (falsi negativi) presenta una composizione relativa abbastanza diversa rispetto a quella dei nuclei in povertà che invece accedono alla misura: le famiglie povere escluse tendono più di frequente ad avere un richiedente straniero o almeno un componente che lavora, ad avere minori e a risiedere in case in proprietà o al Centro-Nord”.

Ancora, dal rapporto: “L’incremento della quota di famiglie in povertà è stato maggiore nelle Regioni settentrionali (da 2,9% a 7,6%) rispetto a quelle del Centro (da 2,7% a 5,4%) e del Mezzogiorno (da 6,2% a 9,4%). Nell’intervallo 2008-2020 il numero di nuclei in povertà assoluta è aumentato di quasi 1,1 milioni, di cui 610mila residenti nel Nord. I tassi di incidenza della povertà tra le aree territoriali si sono, quindi, avvicinati”.

“Si può infatti stimare che il numero di famiglie straniere residenti nell’Italia del Nord e in povertà assoluta sia salito da 160mila nel 2008 a 300mila nel 2020. Di conseguenza, le famiglie italiane povere del Nord erano circa 170mila nel 2008, 640mila nel 2020. L’aumento della povertà al Nord ha quindi riguardato sia stranieri che italiani. È importante
chiedersi se il RdC riesca ad intercettare questi cambiamenti”.

Poi leggete qui:

La minore copertura della misura nel Nord è associata ai seguenti due fenomeni:
a) nelle Regioni del Sud è più probabile che vi siano famiglie non povere che ricevono il RdC (i “falsi positivi” di cui abbiamo discusso nella sezione 3);
b) nelle Regioni del Nord è più probabile che vi siano famiglie povere che non ottengono il RdC (i “falsi negativi”). Come esempio del punto a), si consideri una persona sola in affitto con reddito mensile di 600 euro: la corrispondente soglia di povertà assoluta è 840 euro in una città del Nord e 566 in un piccolo comune del Sud, quindi questa persona va considerata povera solo se risiede in una grande città del Nord, eppure ha diritto al RdC in entrambi i casi.

Un esempio del punto b) è fornito dalla coppia di adulti con età compresa tra 18 e 59 anni senza figli in affitto:
con 1000 euro al mese questa famiglia è povera se vive in un grande centro del Nord (soglia 1162 euro), non lo è se risiede in un piccolo centro del Sud (soglia 825 euro), ma non rientra nei limiti per avere accesso al RdC (980 euro) in entrambi i casi.
Secondo le nostre simulazioni su dati SILC, la quota di nuclei “falsi positivi” nel totale della popolazione sarebbe 3,5% al Sud e 0,8% al Nord, mentre le quote di poveri che rimangono esclusi dal beneficio (i “falsi negativi”) sarebbero rispettivamente 47% e 64%.
Le regole di selezione dei beneficiari sono definite in modo uniforme per l’intero territorio nazionale, quando invece l’Italia presenta una grande eterogeneità nelle condizioni economiche medie delle famiglie al variare dell’area di residenza”.

Ciò che ci sorprende è proprio l’indifferenza della politica ai falsi positivi da Reddito di cittadinanza. Non dovrebbero prenderlo ma i parametri glielo permettono. Chiudiamo riportando questo significativo passaggio del dossier Caritas:

“Per quanto attiene invece al tasso di falsi positivi, dalle stime emerge che circa un terzo delle famiglie beneficiarie del RdC non sono in verità da considerare povere assolute nel complesso del territorio nazionale. Come atteso, questa problematica risulta maggiormente diffusa tra le famiglie di piccola dimensione e, anche se in misura minore, tra quelle che risiedono nel Mezzogiorno”.

E specifica ancora il rapporto che “Se ad esempio la differenza nel livello medio dei prezzi è del 30%, una persona
povera residente al Nord con 600 euro di spesa al mese ha in effetti lo stesso tenore di vita, ceteris paribus, di una persona povera del Sud che spende 461 euro al mese. Se vivono entrambe in affitto, la prima riceverebbe 180 euro al mese di RdC, la seconda 319 euro”.

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