Balneari, “scenario da incubo” nell’Italia in ordine sparso

3 Maggio 2024
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  Sulla scorta della pronuncia del Consiglio di Stato ha confermato la scadenza delle concessioni balneari al 31 dicembre del 2023 “una gara per ogni spiaggia, con regole diverse per ogni Comune, è lo scenario da incubo che rischia di concretizzarsi se il Governo non si deciderà a mettere mano in modo urgente alla materia delle concessioni, con un atto politico che fornisce linee guida nazionali a tutto il settore”. E’ quanto sostiene Legacoop Romagna che, spiega, “ha deciso di chiedere un incontro urgente a tutti i parlamentari eletti nel territorio, affinché si attivino in tutte le sedi per dare un quadro normativo chiaro e in tempi rapidissimi”. La sentenza del Consiglio di Stato, puntualizza l’associazione, “Ha messo fine a una narrazione tanto consolatoria quanto favolistica: il massimo grado della magistratura amministrativa ha sancito che la risorsa spiaggia è scarsa, le gare vanno fatte, le deroghe sono nulle. Il re, in sostanza, è nudo”.

E, in un simile quadro, “non è possibile scaricare sulle amministrazioni comunali l’onere di definire i bandi con le attuali norme e le attuali dotazioni. Il risultato sarebbe disparità inaccettabili da una località all’altra e carichi di lavoro insostenibili per gli enti locali. Il caos, in breve”. Di fatto, sottolinea Legacoop Romagna, “la stagione turistica è ormai aperta. Chi verrà in spiaggia potrà trovare, ancora una volta, un’organizzazione aperta, dinamica e accogliente, fatta di servizi di grande qualità a prezzi equi, pulizia e sicurezza dell’ arenile, resa possibile dalle nostre imprese balneari e dalle loro cooperative. La valorizzazione di questo sistema – concludono – è un atto di responsabilità nazionale a cui non ci si può sottrarre”. 

“Le concessioni sono un importante strumento attraverso il quale lo Stato delegata la gestione di servizi o infrastrutture ai privati ​​in cambio di un canone di concessione. Il valore di molte società privatizzate dallo Stato italiano, d’altro canto, fa perno proprio sui flussi finanziari che lo sfruttamento di queste concessioni può garantire. Quello che fa riflettere in questo periodo è come in Italia si sta procedendo in ordine sparso sui criteri per la riassegnazione Essi sono spesso frutto di spinte contrapposte di interessi, di incapacità dello Stato di garantire i controlli, di richiesta di procedura competitiva, talvolta spinte dalla Commissione europea (come nel caso delle concessioni balneari). Altre volte gare che ci siamo autoimposti a differenza di quanto accade in qualsiasi altro paese europeo, come nel caso delle concessioni idroelettriche”.

È quanto si legge su Il Sole 24 Ore di oggi. “Ma ci sono altri generi di concessione che vanno a scadenza un breve. Le concessioni geotermiche da rinnovare entro il 2025; quelle per le reti di distribuzione elettrica sono in scadenza nel 2030 ma il decreto Bersani prevede che entro il prossimo anno vadano stabilite le regole in base alle quali riassegnarle (…)”, si legge sul quotidiano “Così in quest’ultimo settore è il caos : consegnare la gestione di risorse cruciali per le sorti del paese, come acqua ed energia elettrica, a investitori esteri (come previsto dalle gare europee) può sembrare, in questi tempi di rincorsa per l’indipendenza energetica del paese, un esercizio masochistico. Nei fatti è tutto bloccato da una pioggia di ricorsi. Per le concessioni geotermiche (oltre 30 concentrate in Toscana e gestite da Enel Green Power) è invece partito un tavolo di confronto con la Regione che si deve concludere a giugno. L’auspicio è che il caos che si è aperto sulle concessioni idroelettriche non sia replicato con la riassegnazione delle concessioni per la distribuzione di energia elettrica. (…) Nell’attesa di capire come saranno le gare per la rete di distribuzione il mercato si posiziona: potrebbe rientrare in questa ottica la cessione di un pezzo di rete nella provincia di Milano da Enel all’utility A2A per 1,35 miliardi. Enel ferma una fetta importante della rete di distribuzione di energia elettrica del paese. Poi ci sono le concessioni autostradali. (…) Nelle scorse settimane il Mit ha varato la costituzione di Autostrade di Stato, nata dalla costola di Anas che detiene partecipazioni in 5 società concessionarie del Nord Italia a capitale misto che applicano pedaggi. L’ambizione di questo soggetto sarebbe quella di aggiudicarsi concessioni in scadenza o quelle di nuove tratte da realizzare. Frattanto il Mit sta lavorando a una riforma che abolirebbe il sistema delle tariffe per ripagare gli investimenti: sarebbe lo Stato a pagare il concessionario con una somma “upfront” e riceverebbe lui le tariffe (tenendole calmierate) e non il concessionario”. 

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