Sanchez: Non ci sarà un altro referendum su indipendenza della Catalogna. Ma a settembre nuovo negoziato

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Il governo spagnolo continuerà ad agire con fermezza ed in Catalogna non ci sarà un referendum di autodeterminazione in quanto il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) non lo accettera’ mai. Lo ha affermato oggi al Congresso dei deputati (la Camera bassa del Parlamento) il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, nel riferire sulle ragioni che hanno portato il governo a concedere l’indulto ai nove indipendentisti catalani condannati per il referendum illegale del primo ottobre 2017. A questo proposito, il premier ha sottolineato che per rendere possibile un referendum di autodeterminazione sarebbe necessario “convincere” i tre quinti del Parlamento, modificare la Costituzione e poi votarla. “Il dialogo tra i catalani è essenziale. Stiamo iniziando una nuova fase di coesione territoriale per l’accordo. I sindacati, gli imprenditori, la Chiesa cattolica, hanno appoggiato gli indulti, anche se sono consapevoli che da soli non serviranno a superare il conflitto”, ha evidenziato Sanchez, spiegando che in democrazia “c’è spazio per le idee pro indipendenza, come ha dichiarato la Corte Costituzionale”. Sanchez ha rimarcato che gli indipendentisti catalani non sono stati condannati per le loro idee ma per aver “infranto la legge”.

Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, e il presidente della Catalogna, Pere Aragones, si riuniranno nuovamente a Barcellona la terza settimana di settembre per dare continuita’ al complesso tavolo di dialogo avviato ieri a Madrid. I due leader hanno concordato che le grandi questioni da affrontare nei prossimi mesi saranno, da un lato, lo storico conflitto politico acuitosi con il referendum illegale del 2017 e, dall’altro, una serie di riforme che prevedono, in particolare, il trasferimento delle risorse europee derivanti dal Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) assegnate alla Spagna. Se il conflitto politico sara’ affrontato dal tavolo di dialogo, un organo non ufficiale, le riforme saranno discusse con un approccio bilaterale “piu’ classico” tra le due delegazioni di governo.

Nel corso della conferenza stampa al termine del colloquio, Aragones ha ribadito che un referendum di autodeterminazione concordato con lo Stato e l’amnistia per tutti i leader catalani saranno la chiave per il successo delle trattative, e a stretto giro e’ giunta la replica della portavoce del governo, Maria Jesus Montero. “Il presidente Sanchez non ha fatto alcun riferimento all’amnistia e all’autodeterminazione. Entrambi i presidenti sono consapevoli dei limiti del dialogo”, ha spiegato Montero, rendendo evidente la distanza che ancora separa i due leader. Aragones ha sottolineato che l’unica proposta della Generalitat “e’ quella di un referendum che permetta ai cittadini di scegliere il futuro della Catalogna“. “La volonta’ di questo governo e’ aprire una nuova tappa nella ricerca di soluzioni condivise che migliorino la vita di tutti i cittadini. Questo e’ il momento del dialogo, di una riunione tra i catalani e tra i catalani e il resto degli spagnoli”, ha affermato Sanchez in un messaggio sui social alcune ore dopo la conclusione dell’incontro.

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