Renzi è un genio. Conte, Mattarella, Draghi e poi La Russa. Le maggioranze non autosufficienti che Matteo tiene in pugno

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di Stefania Piazzo – Matteo Renzi quando non era più segretario ed era diventato un paria, messo in un angolo, è riuscito a far saltare le elezioni anticipate certe sule quali aveva puntato Salvini dopo le europee per andare subito all’incasso, facendo saltare l’alleanza di governo del Conte 2.

Era dato per scontato che si andasse a elezioni. Andate a rileggervi i giornali di quei giorni. Invece lui sigla il matrimonio tra Pd e 5 Stelle, da sacerdote che sigilla l’unione, evitando la vittoria, scontata in quel momento, di Salvini, con tanto di pieni poteri che richiedeva. Prima genialata.

Seconda genialata. Le elezioni del presidente della Repubblica. Con 10 parlamentari riesce a condizionare la nomina del capo dello Stato e arrivare non al suo primo obiettivo, che era Casini, ma a Mattarella, seconda opzione. Senza dimenticare che la sua prima elezione a capo dello Stato era passata sotto la sua guida quando era segretario del Pd.

Terza genialata. Il governo Draghi. Ad un certo punto il governo che aveva contribuito a creare ma contro il quale ne diceva di cotte e di crude tutti i giorni per quel che combinava, è riuscito a farlo saltare. E sempre con un pugno di parlamentari.

Quarta genialata. Giovedì 13 ottobre appena ha visto che Forza Italia e Berlusconi agitavano l’idea di non votare La Russa presidente del Senato, per dire agli alleati “senza noi non avete i numeri”, per “dare un segnale”, e quindi ottenere quello che voleva il Cavaliere, appena Renzi ha visto i numeri, si è inserito e ha fatto votare Ignazio. E lo ha fatto eleggere alla prima botta! Ottenendo un risultato incredibile. Certo, Renzi dice “Non avevamo i numeri per farlo”. Come se nel Pd non avesse ancora degli amici o l’amico Casini non l’avesse aiutato a trovarli…

Renzi è riuscito, in questo modo, nel giorno del primo insediamento della Camere a dimostrare che:

a) non c’è una maggioranza di governo;

b) a portare la centralità del Parlamento nell’elezione della seconda carica dello Stato, e non le richieste di Berlusconi e Villa Grande. Il presidente del Senato è stato eletto dal Parlamento e non dalla sua maggioranza.

Nella prima repubblica la Dc dava la presidenza di una Camera, ed era sempre Montecitorio, all’opposizione. Ma dal 1994, epica l’uscita di Previti, “Non faremo prigionieri”, chi vince le elezioni si prende tutto.

Renzi ha ribaltato questa logica. E’ stato sì eletto un membro della maggioranza che ha vinto le elezioni, ma con una maggioranza non autosufficiente per eleggerlo. Geniale. Dicono sia un genio “del male”. Di fatto, è un genio della politica.

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