La tragedia di Ischia, fotografia dell’Italia. Alzi la mano chi non ha condonato

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di Stefania Piazzo – La tragedia di Ischia non ha bisogno di molti indizi per essere capita. Anche da chi guarda solo le immagini da lontano, monta la rabbia per una catastrofe dove ci saranno sempre impuniti, da una parte, e vittime con familiari che piangono, dall’altra.

Lo spettacolo più indegno, da subito, è stata la rincorsa ad annunciare quanti morti ci fossero. C’è chi vuol fare il papa, un altro giorno il presidente della Repubblica, un altro ancora il ruspista, un altro ancora l’investigatore antidroga, un altro ancora il capo della protezione civile. Tanto che, a furia di cambiare mestiere, l’elettore non sa più cosa votare. E non lo vota, appunto.

Ma tornando al dramma di un’isola che soffoca nel fango, inizia inevitabile il dossieraggio sui condoni del passato. Non sappiamo se sia qui il punto, perché di mano in mano la stratificazione degli interventi è talmente diabolica che non sai più dove aggrapparti. Nel fango, appunto.

La stampa ricostruisce, i geologi denunciano. Il governo stanzia. Uno dei servizi probabilmente più esemplari lo ha realizzato Il Post. Sì, perché la memoria più recente parte dal 2018 e dal condono del governo Conte 1, quello con Lega e 5Stelle. Poi, a ritroso, si scende sempre più negli inferi.

“Tra i temi sui quali si è sviluppato negli ultimi giorni lo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle, alleati di governo, c’è anche un condono edilizio per l’isola campana di Ischia contenuto nel cosiddetto “decreto Genova”, quello sul ponte Morandi, approvato con grande ritardo e per il quale sono già state segnalati vari problemi. Il condono edilizio – definizione contestata dal M5S, che ha voluto la norma – è stato criticato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che si è detto «sicuro che il M5S voterà l’emendamento della lega per bloccarlo». La misura è una di quelle al centro delle trattative per risolvere lo scontro tra Lega e M5S, al Consiglio dei Ministri di sabato: al momento sembra che la Lega possa acconsentire al condono per far rientrare la crisi”.

Dunque, sul tavolo o la crisi o il condono per restare tutti appassionatamente insieme? Ma se non si è d’accordo, perché restare? Ha senso denunciare un condono per poi però votarlo? Ci sfugge il nesso.

La misura contestata toccava diverse norme sulla ricostruzione delle case di Ischia distrutte dal terremoto dell’agosto del 2017. L’articolo 25 in particolare, “consente l’accesso ai fondi pubblici per la ricostruzione anche quegli immobili danneggiati che sono sotto esame per la richiesta di una sanatoria relativa a tre diversi condoni: uno del 1985, uno del 1994 e uno del 2003. Immobili costruiti abusivamente negli scorsi decenni a Ischia potrebbero quindi non solo essere sanati, ma la loro ricostruzione potrebbe essere finanziata dallo Stato”, ricordava il Post.

Non poteva inoltre che sorprendere che fosse “consentito agli immobili abusivi di beneficiare delle condizioni della sanatoria del 1985 approvata dall’allora governo Craxi, che prevedeva vincoli più laschi rispetto ai due successivi. Il condono del 2003, poi, non fu approvato dall’allora governatore della Campania Antonio Bassolino. La misura interessa i tre comuni più colpiti, Casamiccola, Forìo e Lacco Ameno, dove secondo AGI sono 6.000 gli immobili che hanno presentato istanza di condono alle ultime tre sanatorie”.

Insomma, una matrioska.

Tra le fonti citate arriva quella per cui, secondo il Corriere della Sera a Ischia ci sarebbero stati 28.000 abusi edilizi. “Secondo i giornali, il leader del M5S Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vogliono fortemente il condono edilizio da quando hanno visitato l’isola durante l’estate. Ma nello stesso M5S ci sono parlamentari che hanno espresso dubbi e critiche sul condono, così come ne ha preso le distanze il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ex generale dei Carabinieri voluto al governo dal M5S, che ieri ha detto: «Il condono non mi piace, a Ischia e negli altri posti. Mi viene mal di stomaco a parlare di condono, fisicamente e culturalmente», aggiungendo che «peraltro proprio io ho sequestrato molte di quelle case».

Inutile fare dietrologia o addossare colpe in modo semplicistico. Scrive sul Corriere Gianantonio Stella delle “accuse furenti e sconsolate, del giudice Aldo de Chiara, per anni e anni acerrimo avversario dell’abusivismo sull’isola: «Hanno costruito in prossimità di scarpate, di zone sismiche, di zone franose. C’è sempre stata una coalizione di destra e di sinistra contro tutte le demolizioni». Con un risultato sotto gli occhi di tutti: all’entrata in vigore del condono del 2003 voluto dal governo Berlusconi il numero delle demolizioni eseguite sull’isola a partire dal 1988 risultavano essere state, in totale, solo 22. Ventidue su 2.922 ordinate dalla magistratura con sentenza esecutiva. Lo 0,75%. Briciole”.

E poi, ancora… “Pochi dati di Legambiente dopo il sisma del 21 agosto 2017 nell’isola, che oggi ha 62.630 abitanti, dicono tutto: «Sono 28 mila le pratiche di richiesta di condono “ufficiali” nell’isola di Ischia. Nei soli Comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, che contano circa 13 mila abitanti, le pratiche di condono presentate sono oltre 6 mila, una su due abitanti». Ancora: «Ricordiamo quanto siano stati spropositati i danni rispetto all’intensità del sisma di magnitudo 4.0, anche per via dei materiali scadenti usati negli edifici». Testuale”.

Per chiudere, la citazione del geologo che accusato di portare iella venne cacciato in malomodo da un convegno sull’isola.

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