Quando il Federalismo era la nuova Resistenza. Poi soffocata

10 Ottobre 2023
Lettura 4 min

Questo contributo apre uno spiraglio sulle origini di un federalismo cisalpino che ha radici antifasciste, cristiane, popolari, antitotalitarie. Ci è stato inviato da Roberto Gremmo, storico piemontese dell’autonomismo e non solo: insieme alla cara moglie Anna Sartoris, recentemente scomparsa, sono stati essi stessi pionieri di autonomismo e federalismo nella Repubblica Italiana.

L’idea federalista che durante il Ventennio fascista era stata la bandiera di pochi esuli all’estero o nelle isole di confino, tornò a essere propagandata pubblicamente nei giorni caotici seguiti alla caduta di Mussolini il 25 luglio 1943.

Curiosamente, uno dei primi gruppi di cui esistono tracce (fra le carte della http://www.fondazionecipriani.it/) si trova a Roma e nel 1943 ha una sede in via Cicerone ed assume la denominazione di “Unione Autonomista Italiana settentrionale” diffondendo un proclama rivendicando, pur in un’Italia unita, l’autogoverno per la “regione naturale padano-veneta con le sue cinque sottoregioni, Liguria, Piemonte, Lombardia e Tre Venezie” dando identica struttura alle “terre italiane centrali e meridionali nonché alle isole”. Dei promotori nulla sappiamo, se non che si trattava di gente del Nord e che erano in buoni rapporti con il sicilianista Andrea Finocchiaro Aprile.

L’autonomismo e il senso antico che i territori italiani avessero bisogno di quell’autogoverno che lo stato sabaudo aveva negato erano quindi sentimenti che tornavano a circolare. Nella tragedia della guerra e nel naufragio del fascismo, i rapporti di forza tra centro e periferia furono messi in discussione.

A Roma, il 9 settembre 1943, si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) costituito dai principali partiti e movimenti antifascisti, ma nel Nord si costituì all’inizio del 1944 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con sede nella città di Milano, che aveva ulteriori articolazioni territoriali. In Toscana si costituì il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (CTLN, si veda https://www.istoresistenzatoscana.it/).

Il sacerdote partigiano romagnolo, don Lorenzo Bedeschi, nome di battaglia “Zerlone de Sechi”, seguace di don Romolo Murri e del primo cristianesimo sociale, fa stampare a Napoli il 15 aprile 1943 il numero unico “L’Italia Cisalpina”, foglio che si presenta come voce dell’italianità settentrionale e si rivolge alle genti del Nord, solleticandone l’orgoglio per chiedere loro, forti delle proprie virtù civili, di unirsi per cacciare lo straniero invasore nazista.

1943 04 15 Italia Cisalpina di don Bedeschi Zerlone

Queste sono solo delle tracce, mentre poco dopo troviamo un federalismo esplicitamente ispirato alla tradizione svizzera e in consonanza con i valori della Carta di Chivasso del 1943, con la storia dell’autonomismo trentino espressa dalla ASAR e con altre esperienze analoghe, dal Friuli alla Sicilia.

Nei giorni della Liberazione, il 27 aprile 1945 esce a Como “Il Cisalpino”, foglio voluto da Tommaso Zerbi, che poi diventerà deputato della Democrazia Cristiana. La testata si presentò come “settimanale federalista” e fu davvero indipendente e coraggiosa.

Fra i collaboratori troviamo un giovane Gianfranco Miglio, il giornalista Pio Bondioli ma anche l’accademico Giorgio Braga, che si differenziava dagli altri autori per un suo pionieristico e audace territorialismo, per il quale “confini convenzionali talvolta naturali delle nostre regioni, così come li conosciamo” possono essere superati dall’espansione industriale e urbanistica (si veda Tracciati – Rassegna tecnica mensile della ricostruzione, marzo-aprile 1946, su https://eddyburg.it/archivio/le-regioni-economiche-dellalta-italia/).

Grazie a loro, il piccolo foglio politico diventa lo strumento per dibattere tutti i temi essenziali della dottrina federalista, combattere le spinte centraliste e ogni burocratico e soffocatore accentramento. Ci si apre anche alla critica della formazione, con lacrime, lutti e sangue, dello Stato risorgimentale, cercando di dimostrare che solo le autonomie locali potevano essere alla base del nuovo ordinamento democratico.

Purtroppo, il messaggio scomparve ben presto dall’agenda politica. Come è stato sottolineato, fra gli altri, dalla storica Claudia Petraccone, la situazione interna e internazionale si stava evolvendo rapidamente e le forze politiche centrali, pur non abbandonando del tutto il tema delle autonomie in sede costituente, furono assorbite dall’amministrazione della continuità dello stato e del suo schieramento internazionale nel blocco atlantico.

Il “Cisalpino” doveva durare solo pochi mesi, coi suoi redattori assorbiti dalle necessità della lotta antitotalitaria ma anche perché il prevalere del centralismo partitocratico non favoriva certo idee di autogoverno dei popoli e dei territori.

“Il Cisalpino” moriva ancora in fasce già alla fine del 1945. L’affidamento dei pionieri del federalismo cisalpino nello spazio di agibilità politica concesso dai partiti, in particolare dalla Democrazia Cristiana, doveva rivelarsi sterile.

Lo spazio politico per una confederazione autonomista c’era, ma restò sguarnito, oppure eterodiretto dai partiti italiani. In alcune zone si radicarono movimenti d’ispirazione esplicitamente federalista, come l’ASAR nel Trentino e il Movimento friulanista, o implicita, come il “Partito dei Contadini” piemontese (con il motto “Da Noi” e l’uso delle camicie verdi, che poi collaborerà con il Movimento Comunità di Adriano Olivetti). Nella stessa capitale morale si fecero sentire i partigiani dissidenti di “Milan ai Milanès”, che però furono subito etichettati come eversivi e messi fuori legge.

Un seme, che ha lasciato radici che non sono mai state del tutto recise, fu gettato dall’avvio, in contemporanea con l’avvento della nuova Repubblica, della “Federazione delle Genti Alpine”, fondata dal “Movimento autonomistico regionale trentino”, “Unione federalista liguria intemelia”, “Union valdôtaine”, “Movimento autonomistico tirolese”, “Lega dei comuni valtellinesi” e dal “Movimento popolare friulano”.

Roberto Gremmo

Approfondimenti:

Porata, Alessandro. “LA FEDERAZIONE DELLE GENTI ALPINE. BREVE ESPERIENZA DI UNA LEGA MONTANA TRA RIVENDICAZIONI AUTONOMISTE E ALLEANZE INTERREGIONALI”, Università Cattolica del Sacro Cuore, XXIX ciclo, a.a. 2015/16, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/19574]

“Padania separatista : in lotta contro Roma” – pubblicazione promossa dall’Associazione Gilberto Oneto con interventi di Ettore Beggiato, Elena Bianchini Braglia, Roberto Gremmo, Giovanni Polli, Gianfrancesco Ruggeri, Annalise Vian – Bologna : Leonardo Facco, 2020

* * *

Tratto da https://www.autonomieeambiente.eu/, per gentile concessione dell’autore

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
La Nuova Padania, quotidiano online del Nord.
Hosting: Stefania Piazzo

Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Servizio Precedente

Sabato a Pinerolo l’Union Piemonteisa ricorda Anna Sartoris

Prossimo Servizio

Sanità, il dossier Gimbe mostra il re nudo. Diritto alla salute sta per scadere

Ultime notizie su Politica

Amnistia per gli indipendentisti catalani, ora è legge

Gli avvocati difensori di 36 dirigenti del partito della Sinistra repubblicana catalana (Erc) condannati o processati per reati collegati al processo indipendente in Catalogna hanno sollecitato oggi l’applicazione dell’amnistia. Secondo fonti giuridiche citate
TornaSu