Procura Bergamo-Oms: c’era o no il piano pandemico?

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La Procura di Bergamo fa sapere di non avere nessuna intenzione di indagare sull’Oms, ma si alza di livello quello che appare a tutti gli effetti come uno scontro fra poteri – magistratura e diplomazia – nell’ambito dell’indagine sul controllo della pandemia nella provincia, che ha messo in fila 3.100 bare.

A far salire la tensione la puntata mandata in onda lunedì sera da ‘Report’ dalla quale è emerso che il vicepresidente europeo Ranieri Guerra avrebbe chiesto di modificare la data del piano pandemico per farlo sembrare aggiornato al 2016 all’interno dell’ormai famoso dossier sulla gestione italiana pubblicato dall’organizzazione e poi sparito poche ore dopo.

Oggi si viene a sapere che i magistrati vogliono sentire una seconda volta come persona informata sui fatti il ricercatore Francesco Zambon, proprio l’uomo a cui, stando alle mail in possesso di ‘Report’, Guerra chiese di aggiungere la dicitura “ultimo aggiornamento 2016” quando in realta’ il piano era ‘fermo’ al 2006. Se Zambon potra’ essere di nuovo ascoltato dipende dal Ministero degli Esteri a cui i magistrati di Bergamo, guidati dal procuratore Antonio Chiappani, si sono rivolti in quanto diplomatico dopo che l’Oms ha fatto presente di non gradire che i suoi rappresentanti vengano coinvolti nell’indagine per omicidio colposo ed epidemia colposa.

E’ un “lavoro sicuramente pregevole”, concedeva Guerra a Zambon a proposito del rapporto ma lo invitava a riflettere sulle “questioni politiche”. Scriveva: “Uno degli atout di Speranza e’ stato sempre il poter riferirsi a Oms come consapevole figlia (si suppone per foglia; ndr) di fico per certe decisioni impopolari e criticate (…). Se anche Oms si mette si mette in veste critica non concordata con la sensibilita’ politica del ministro (…) non credo che facciamo un buon servizio al Paese. Ricordati che hanno appena dato 10 milioni di contributo volontario sulla fiducia e come segno di riconoscenza”.

In un’altra email in possesso di ‘Report’, Guerra scriveva a Zambon: “Come sai, sto per iniziare con il ministro il percorso di riconferma parlamentare (e finanziaria) del centro di Venezia e non vorrei dover subire ritardi o contrattacchi”. Il centro di Venezia è il posto di lavoro di Zambon.

L’indagine è comunque andata avanti e nei giorni scorsi sono stati sentiti altri contrattisti (alcuni già scaduti) dell’Oms che, spiegano fonti giudiziarie, si sono presentati obbedendo a “un dovere giuridico e morale” nonostante l’invito da parte dell’organizzazione a non presentarsi. Sia il verbale di Guerra che quello di Zambon e degli altri sono stati secretati, segno della delicatezza delle loro parole. Il numero due dell’Oms tramite la sua pagina Facebook, sulla quale da lunedì sera abbondano insulti e inviti a dimettersi, ha annunciato che querelerà ‘Report’ definendo gli autori dell’inchiesta “gente indecente che cerca di farvi bere anche l’arsenico per tv”.

“Il nostro obbiettivo – spiegano Chiappani e Maria Cristina Rota, che guidano le indagini – è capire se esisteva un piano pandemico, se era aggiornato, se era appropriato e in che modo questo si riverberi sulla mancata istituzione della zona rossa e sulla chiusura e poi immediata riapertura dell’ospedale di Alzano. Non vogliamo indagare sull’Oms o sui rapporti di tipo internazionale o sulle prese di posizione dei tecnici ma capire se dirigenti e medici avevano delle direttive da seguire e se l’eventuale mancanza di queste direttive abbia inciso sulla diffusione del contagio nella provincia. Non spettano a noi inchieste morali, politiche o epidemiologiche, vogliamo sapere ora se c’erano delle regole e se sono state seguite”.

Nonostante sia stato “raccolto moltissimo materiale”, aggiungono, è ancora troppo presto per capire se l’inchiesta sfocerà in una chiusura delle indagini in vista di una richiesta di processo oppure sarà archiviata. In Procura non nascondono le difficoltà nel ricostruire eventuali nessi causali tra comportamenti e omissioni e l’esplosione del Covid in questa terra. Importante sarà la consulenza che sta redigendo da alcuni mesi il virologo Andrea Crisanti, che avrà ancora tempo a disposizione per completare i suoi studi dal momento che sarà chiesta a breve una proroga dell’inchiesta. “Quello che ci interessa ora è raccogliere dati e fatti”, tagliano corto gli inquirenti che, per questo, si aspetterebbero la collaborazione del Ministero e dell’Oms

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