E il Parlamento resta a guardare. L’80% dei provvedimenti Covid passati col voto di fiducia

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di Benedetta Baiocchi – Una democrazia sospesa. Quando l’80% dei provvedimenti al tempo del Covid passano per il voto di fiducia o i decreti vengono risucchiati da maxiemendamenti… qualcosa non torna. La Fondazione Openpolis ha ricostruito la mappa delle leggi in questi mesi, in cui il vero lockdown ha riguardato il Parlamento. Messo in un angolo, tacitato.

E ora?

“La discussione è sì tornata in aula, ma con le abituali caratteristiche della trattazione legislativa parlamentare: un governo tuttofare, e un parlamento che, non per scelta sua, rimane a guardare”.

“Il governo ha lungamente assunto un ruolo centrale, soprattutto la presidenza del consiglio. Elementi che hanno fortemente mobilitato sia l’opposizione che l’opinione pubblica, e che hanno portato alla richiesta di un cambio di passo. Con la fase 2 le promesse del presidente del consiglio Giuseppe Conte erano state chiare, e l’auspicio era quello di un maggiore e migliore coinvolgimento dell’aula”, scrive Openpolis…

Guardate la sfilza di decreti varati:

9 del 2020, sostegno a imprese e famiglie;
11 del 2020, sulla giustizia;
14 del 2020, sul servizio sanitario nazionale.

Sono tutti stati assorbiti nel decreto Cura Italia. Oltre al decreto lockdown, già convertito in legge, attualmente ci sono altri 7 decreti in discussione collegati all’emergenza coronavirus. A questi bisogna poi aggiungere il decreto per le varie tornate elettorali del 2020. Insomma, una babele.

E adesso eccone altri in attesa di approvazione.

decreto intercettazione e contact tracing, scadenza il 29 giugno 2020;
decreto scarcerazioni, scadenza il 9 luglio 2020;
decreto studi epidemiologici e statistici, scadenza il 9 luglio 2020;
decreto riapertura, scadenza il 15 luglio 2020;
decreto rilancio, scadenza il 18 luglio 2020.

“Come abbiamo però avuto modo di raccontare nel nostro report sui primi 2 anni della XVIII legislatura, da anni ormai il parlamento italiano appare sospeso”, ribadisce la Fondazione.
“Sospeso ed in balia di eventi, e soprattutto attori, esterni. Parliamo nello specifico del governo, che ormai da tempo monopolizza l’attività del parlamento. Lo fa sia attraverso l’abuso dei decreti legge per legiferare, ma questo non è il caso, ma anche con il ricorrente utilizzo dei maxi emendamenti e dei voti di fiducia”.

Infatti basta approfondire per scoprire che dei 13 decreti presentati, 5 sono quelli che sono passati per almeno un’approvazione dell’aula. L’80% di essi ha usufruito di almeno un voto di fiducia. Tra questi il decreto cura Italia, per cui i voti di fiducia sono stati 2: uno alla camera e uno al senato.

Basta e avanza. Ma non per il governo, perché poi arrivano i maxi-emendamenti. Ecco i numeri: 2 su 5 dei decreti Covid19 sono passati per almeno un’approvazione, lo hanno fatto con maxi-emendamento e fiducia.

Ed è accaduto infatti con il Cura Italia (2 voti di fiducia) e sul decreto scuola.

Ma l’emergenza non giustifica la sequenza di fiducie e di estromissione di fatto dell’aula.

“L’attuale protagonismo del governo, anche nella fase 2, potrebbe essere accettato visto il periodo straordinario che stiamo vivendo. Rappresenta però un elemento ricorrente della nostra politica, una costante da diverse legislature. Difficile quindi promettere la centralità del parlamento, se questa sembra essere compromessa da tempo”.

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