Debacle sanità. La vergogna del Nord di non sapersi liberare da solo

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di STEFANIA PIAZZO – Il vuoto della rappresentanza del nord è una questione aperta. Degna di rispetto. La pandemia ha messo a nudo lo smantellamento della sanità e il distacco del governo regionale dal territorio. Ma è un problema che viene da lontano, non è colpa del virus.

Oltre alla sanità c’è poi la scuola. E oltre la scuola ci sono il lavoro, le pensioni…. L’Italia è spaccata in due, in tre. Ma la questione resta plasticamente ferma a statistiche, torte sociologiche e nulla di più. Il Nord è afono.

Tanto che, già ben 8 anni fa, in prima pagina sul Corriere, il suicidio della rappresentanza politica del Nord  in un editoriale dell’allora direttore del quotidiano La Padania, fu ripresa da Dario di Vico, e crediamo sia stato l’unico articolo di fondo della Padania citato dal Corriere. Era l’ottobre del 2012! Non abbiamo memoria di altri editoriali in tutta la storia della Padania, ripresi da via Solferino.

Ma la questione è talmente aperta tanto che nel giugno 2017, Angelo Panebianco scrive sempre sul Corriere, in prima pagina, della vergogna, del pudore che ha la classe politica nel pronunciare la parola NORD.

E chiude, Panebianco, “non vedo leader capaci di incarnarne le ragioni ancora aperte”.

Rilevo da cittadina prima ancora che da giornalista, la capacità di autodistruzione della classe dirigente del Nord.

Evidentemente, in Lombardia, nello specifico, è un problema di dna. Due secoli fa la borghesia, l’èlite milanese accolse Napoleone come liberatore. Oggi altri Napoleoni sono accolti come liberatori.

Il Federalismo. Qualcuno lo ha definito un tema non più spendibile, una caramella succhiata.

Insomma, di Nord non si può parlare, di Federalismo neanche, eppure, proprio ancora il Corriere, ha affrontato in tempi non lontani prima che esplodesse il sovranismo di lotta e di governo, due questioni che sono squisitamente emblema di un paese duale:

le pensioni e la scuola.

Le pensioni, dal Corriere del 16 maggio 2017:

Pensioni, dallo Stato 1000 euro per abitante al Sud, solo 474 al Nord

Un assegno di invalidità ogni 43 abitanti nel Mezzogiorno. Nelle Regioni settentrionali il rapporto sale a una ogni 100. I dati nel rapporto di Itinerari previdenziali.

di Lorenzo Salvia

“Anche per le pensioni, in Italia, c’è un Nord e un Sud. Nelle Regioni settentrionali i contributi versati all’Inps sono più alti e ci sono meno assegni di invalidità. Nel Mezzogiorno i contributi versati sono più bassi mentre le pensioni di invalidità sono più frequenti. A certificarlo è il sesto rapporto del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali.

Al Sud il doppio del Nord

Per tenere in equilibrio i conti fra contributi versati e assegni da pagare, si finisce per pescare dalle casse pubbliche. Per questo, ogni anno, lo Stato trasferisce in media a ogni abitante del Sud 1.000 euro l’anno, contro i 474 al Nord e i 658 al Centro. Questo perché quasi due terzi dei 134,8 miliardi di euro che ogni l’anno Inps incassa dai contributi vengono dal Nord e «coprono» le pensioni da pagare in misura maggiore rispetto a quanto avviene nel resto del Paese”.

La scuola. Perché i test invalsi dimostrano il gap culturale. Dal Corriere a firma di Roger Abravanel, 4 agosto 2017.

“Il ministero della Pubblica istruzione (Miur) ha appena comunicato gli esiti della maturità di quest’anno e la notizia riportata dai quotidiani è che sono aumentati i cento e lode in tutto il Paese. L’aumento non è enorme, mediamente il 5 per cento. Ma era l’unica novità da segnalare perché l’ennesimo straripante successo delle scuole del Sud che hanno molti più 100 e lode di quelle del Nord non fa più notizia, dato che sono otto anni che lo segnaliamo dalle pagine del Corriere.

Semmai, quest’anno ci sono un po’ più di dati pubblici per documentare meglio lo scandalo. La Puglia è il campione nazionale della maturità con 944 cento e lode, un po’ meno di tre volte dei 337 della Lombardia, ma se si tiene conto del numero degli studenti il gap sale a 5 volte . In Puglia 26 studenti su mille hanno avuto la lode contro i 5 in Lombardia. Ma l’analisi delle prove Invalsi di italiano del 2016 sulla seconda superiore (studenti lontani tre anni dalla maturità, ma un riferimento valido) dimostra che le scuole pugliesi sono decisamente peggiori di quelle lombarde: 54 per cento di risposte esatte in Puglia contro 64 in Lombardia e punteggio complessivo di 193 contro 213.

Anche nel resto del Paese, il successo delle scuole del Centro-Sud non è giustificabile. La Campania ha avuto 12 studenti su 1.000 con 100 e lode. Il Lazio 10. La Calabria 20. Mentre nelle regioni del Nord, oltre ai 5 su mille della Lombardia, sono stati 8 su mille in Veneto e Piemonte.

Questi voti sono esattamente invertiti rispetto ai risultati Invalsi, che per il resto delle regioni del centro-sud sono molto inferiori a quelli del nord.

Dati Ocse 5 ottobre 2017

L’Ansa titola: Ocse: pochi laureati e bistrattati. Performance studenti del Sud indietro di un anno

“L’Italia, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi in avanti nel miglioramento della qualità dell’istruzione”, ma forti sono le differenze nelle performance degli studenti all’interno del Paese, “con le regioni del Sud che restano molto indietro rispetto alle altre”, tanto che “il divario della performance in ‘Pisa'(gli standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico”. Così l’Ocse nel rapporto sulla ‘Strategia per le competenze’.

Pochi laureati, poco preparati e ‘bistrattati’ – “Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 30%”, afferma ancora il Rapporto.  Inoltre “gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze” in lettura e matematica (26esimo posto su 29 paesi Ocse). Non solo, quelli che ci sono non vengono utilizzati al meglio, risultando un po’ ‘bistrattati’. L’Italia è “l’unico Paese del G7″ in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività non di routine”.

Quanto basta per chiedersi perché su competenze così importanti un po’ regionali un po’ statali, il Nord non abbia voce in capitolo. Non abbia una voce univoca, una sola testa che ragiona e tratta con Roma senza perdere tempo con referendum e attacchi all’Europa, spacciata come madre di ogni male. Forse l’egoismo del nord è quello di non pensare abbastanza.

Photo by Jim Tegman 

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