Catalogna al voto (beati loro)

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Saranno 5.623.962 gli elettori chiamati alle urne oggi per il rinnovo Parlamento della Catalogna che dovrebbe costituirsi nei 20 giorni successivi alla data delle elezioni. Le operazioni di voto, iniziate alle 9 del mattino, si concluderanno alle 20. Sara’ consentito esercitare il diritto di voto anche ai 16 mila cittadini attualmente positivi al Covid-19 e a 70 mila in quarantena per essere entrati in contatto con persone positive. A questo proposito la Generalitat ha suggerito che questi cittadini votino tra le 19 e le 20 in quanto si prevede un minore affluenza, mentre per i gruppi a rischio (anziani o persone con particolari patologie), le autorita’ locali hanno invitato a recarsi ai seggi tra le 9 e le 12. Queste elezioni saranno caratterizzate, inevitabilmente, dalla difficile situazione provocata dalla pandemia del coronavirus. Per tentare di limitare al massimo il rischio che la maggiore mobilita’ dovuta al voto possa provocare un aumento dei contagi, sono state predisposte delle misure preventive nei seggi. Tutti gli scrutatori avranno a disposizione dei dispositivi di protezione individuale completi come quelli utilizzati dagli operatori sanitari negli ospedali (guanti, camice, mascherina e scudo facciale) e la possibilita’ di effettuare un test antigenico non obbligatorio prima del voto. Il governo catalano inoltre ha sviluppato una applicazione che riportera’ in tempo reale le code ai vari seggi elettorali ed, in particolare, in quello di riferimento. 

 Ogni seggio elettorale avra’ un minimo di due code: una per i gruppi vulnerabili per ridurre il tempo di esposizione al possibile contagio e un’altra per il resto degli elettori. All’interno, saranno stabiliti dei circuiti singoli per evitare gli incroci. L’elettore dovra’ accedere da solo, non accompagnato, tranne nei casi in cui e’ richiesta assistenza. Ci sara’ personale che controllera’ l’accesso ordinato degli elettori, organizzando le code e sorvegliando il flusso degli elettori per assicurare il rispetto delle misure sanitarie. L’istituzione dei seggi si sta rivelando particolarmente complessa in quanto su un totale di 82.251 persone convocate per far parte delle commissioni elettorali come presidenti o scrutatori, oltre il 30 per cento, 25.540 ha chiesto di essere esentato dall’obbligo previsto dalla legge. Se, dunque, si dovessero verificare dei ritardi o problemi nella costituzione dei seggi potrebbe concretizzarsi il serio rischio di uno slittamento del risultato elettorale del 14 febbraio, almeno sino a quando i cittadini del seggio mancante non avranno esercitato il loro diritto di voto. La paura dei contagi e’ testimoniata, inoltre, dal boom del voto per corrispondenza che e’ cresciuto del 350 per cento (284.706 elettori) rispetto alle elezioni del 2017 (56.866). Alcuni sondaggi pubblicati negli ultimi giorni sui principali quotidiani spagnoli hanno avvertito che queste elezioni saranno caratterizzate da uno dei tassi di affluenza piu’ bassi degli ultimi decenni (meno del 60 per cento) se confrontati con quelli del 2017 (79 per cento), del 2015 (75 per cento) e 2012 (68 per cento).

 L’alta astensione prevista ha aperto un dibattito su quali partiti potrebbero beneficiarne in termini elettorali, senza giungere, tuttavia, ad una chiave di lettura univoca. Secondo “El Confidencial” con un indipendentismo diviso e dopo il mancato slittamento delle elezioni al 30 maggio, come disposto da un decreto della Generalitat e annullato dal Tribunale di giustizia della Catalogna (Tsjc) la “smobilitazione” dell’elettorato potrebbe favorire il candidato del Psc, Salvador Illa, ex ministro della Salute che meglio sembra incarnare il “voto utile” per un effettivo cambiamento. Un’opzione moderata che potrebbe attrarre elettori in cerca di “riconciliazione” dai diversi schieramenti politici. Un’analisi diametralmente opposta e’ quella presentata dal quotidiano “El Economista” per il quale colui che potrebbe essere piu’ danneggiato dall’assenteismo e’ proprio l’ex ministro Illa. La ragione e’ il profilo dell’elettore socialista: tendenzialmente piu’ anziano (e quindi piu’ timoroso di recarsi alle urne) e concentrato nella cintura metropolitana di Barcellona (dove i seggi hanno una maggior numero di votanti con il rischio assembramenti). Infine, secondo “El Economista”, gli elettori pro-indipendenza sono piu’ mobilitati di quelli che rifiutano la secessione. Da qui la speranza di JxCat di cercare di superare per la prima volta il 50 per cento dei voti per l’indipendenza, anche se a costo di una bassa affluenza, poiche’ la legittimita’ giuridica non sarebbe in questione. 

(fonte Agenzia Nova)

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