Anche Taiwan contro il 5G cinese: cavallo di Troia del regime

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 E’ sempre più guerra aperta sul fronte del 5G. Accanto alle ragioni etiche e di perplessità scientifica sugli effetti della nuova rete sull’organismo umano, si fa strada la nuova guerra fredda tra mondo occidentale e Pechino. A prendere posizione ora è il ministro per il Digitale di Taiwan, Audrey Tang. Secondo il ministro, integrare apparecchiature elettroniche nell’infrastruttura per le telecomunicazioni di un paese equivale a consentire l’ingresso di un “cavallo di Troia” nella rete, ha dichiarato al quotidiano “Nikkei”.

“In Cina non esistono aziende private. Dal punto di vista del Partito comunista cinese, il partito può sostituire la dirigenza (di una azienda) a seconda delle esigenze del momento”, ha dichiarato il ministro con un passato da hacker informatico. “Includere (aziende cinesi) nella propria infrastruttura significa dover prestare la massima attenzione ogni qual volta si aggiorna il sistema, perche’ potrebbe rendere la rete vulnerabile all’ingresso di un cavallo di Troia nel sistema”. Il 39enne Tang ha dichiarato di aver constatato i rischi connessi all’impiego di apparecchiature fabbricate da aziende quali Huawei e Zte sei anni fa, quando ancora quelle aziende erano poco note al di fuori della Cina, e quando Taiwan era intenta a realizzare la propria rete 4G.

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