Salvini, da rottamatore di Berlusconi – “ha fatto il suo tempo” – al dedicargli Malpensa, Linate, lo stadio o il ponte sullo Stretto

20 Giugno 2023
Lettura 2 min

di Stefania Piazzo – I social sono impietosi. Basta avere un po’ di memoria storica ed ecco che dal recente passato riemergono concrezioni mediatiche di interesse per chi studia le parabole dei leader.

Matteo Salvini è stato un pioniere, con la Bestia, nell’essere col colpo in canna cavalcando anche la colazione con la Nutella, immedesimandosi in milioni di italiani e infilandosi nel tepore delle cucine di prima mattina per essere “uno come noi”.

L’idem sentire scorreva a fiumi negli anni rampanti del primo salvinismo, anche quando Berlusconi era tornato un avversario da togliersi dai piedi. Aveva “fatto il suo tempo”, come altri leader politici. La Lega, ricordava Matteo, fresco di nomina a segretario della Lega Lombarda, nel luglio 2012, sull’onda dell’allora neo segretario federale Roberto Maroni, aveva fatto con coraggio un ricambio generazionale. Umberto Bossi era appena stato liquidato, giusto qualche giorno prima. Il Cav doveva prendere atto della lezione. Che poi non è una visione poi così tanto lontana da quella di Beppe Grillo che ritiene inutile il voto degli over 80. Cosa pretendono, ancora? Ma questo è un discorso un po’ diverso…

Il 12 luglio esce questo post, certo figlio del suo tempo, ma molto esemplificativo di uno stile.

“Nessun leghista è disposto a puntare ancora su un’alleanza con Berlusconi.

No a possibili assi tra Carroccio e Cavaliere.

La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Basta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi. La Lega ha avuto la forza e il coraggio di fare un passo avanti e attuare un bel ricambio generazionale. Altri sono fermi a Berlusconi o Bersani che hanno fatto il loro tempo. Sono sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi. Ci abbiamo provato e ci ha portato solo risultati deludenti”.

Il dopo non deve stupire, il “mai col mafioso di Arcore” ha fatto testo. Ma ai fuoriclasse si può anche perdonare l’eresia strategica.

In politica accade tutto e il contrario di tutto. Basta leggere le agenzie di oggi.

“A Silvio Berlusconi mi unisce un affetto straordinario”, “è stato un grande uomo che verrà ricordato a prescindere dalle intitolazioni. C’è dibattito se è meglio Linate o è meglio Malpensa: sono disponibile perché Berlusconi ha cambiato le sorti del Paese e verrà ricordato in maniera degna”. 

Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Salvini, intervistato in mattinata da Radio 24 rispondendo a chi gli chiedeva dell’idea di intitolare al fondatore di Forza Italia uno degli aeroporti di Milano. “Analizziamo tutto”, ha aggiunto Salvini che ha poi confessato che “da appassionato di calcio andare al prossimo stadio del Milan ‘Silvio Berlusconi’ sarebbe il top”. Per ora Salvini si è detto “contento che regione Lombardia gli abbia intitolato il Belvedere” e per quanto riguarda la possibilità di dedicare alla memoria del Cavaliera il Ponte di Messina il leader della Lega ha detto: “Il Ponte è stata una delle sue intuizioni ed era un convinto sostenitore, come la stragrande maggioranza degli italiani”. 

Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. Si va dal ponte sullo Stretto allo stadio nuovo del Milan agli aeroporti di Linate o Malpensa. Orio al Serio no, perché lo occupa già Caravaggio. Occhio, però, a non cambiare idea domani. E’ vero che gli elettori non hanno memoria, e forse è per questo che si spiegano alcuni risultati. Però è altrettanto vero che se sei lombardi su dieci non vanno più a votare, un problema c’è.

Forse non è che l’illusionismo politico e un certo modo di fare politica hanno fatto il loro tempo?

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Direttrice: Stefania Piazzo
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