Nuovo Dpcm, obblighi già noti. Ma se situazione è tragica non fermano il contagio col calcetto

14 Ottobre 2020
Lettura 2 min

di Luigi Basso – Le misure adottate dal nuovo Dpcm sono – come al solito – molto diverse da quelle anticipate in modo roboante nelle indiscrezioni degli ultimi giorni.
La tecnica degli annunci e delle smentite successive è peraltro simile a quanto accadeva a marzo ed aprile con l’uscita dei DPCM del Premier e, a questo punto, è lecito chiedersi se questo modus operandi non sia in realtà una tecnica di governo che disorienta le persone attraverso la creazione di un fiume caotico di notizie quasi sempre false, per poter troneggiare sul caos.


Il nuovo DPCM contiene misure molto poco significative, di scarso effetto profilattico, a volte addirittura dannose.
L’obbligo di indossare la mascherina all’aperto (art. 1 comma 1).
L’obbligo di mantenere la distanza interpersonale di 1 metro era un vecchio obbligo, già noto da marzo (art. 1 comma 2).
Appare invece grave che il Governo autorizzi la generica autoproduzione di mascherine senza alcuna verifica sulla loro efficacia: questa concessione può essere molto pericolosa per la salute, poiché chi indossa una mascherina autoprodotta può credere di essere al sicuro e cedere a condotte poco accorte (art. 1 comma 4).


Se si obbligano i cittadini ad un certo trattamento sanitario, almeno si dovrebbe essere certi di usare presidi sanitari corretti e omologati invece di autorizzare prodotti “fai da te”.


L’obbligo di chiamare il medico con febbre oltre 37,5 non è nuovo (art. 1 comma 6), così come i divieti di assembramenti nei parchi e giardini, aree gioco, l’obbligo di osservare le distanze di sicurezza tra persone: tutta roba vecchia, una minestra riscaldata.
Le attività sportive, ricreative, etc. sono sempre ammesse nei limiti di distanziamento già noti da mesi, e pertanto il DPCM non introduce alcuna novità, limitandosi a ripetere i soliti obblighi.
Le manifestazioni sono ammesse nei limiti di distanziamento sociale soliti, già noti, così come le attività in palestre, piscine, centri benessere, massaggi, etc.: insomma tutto rimane come prima.


Le attività di sale giochi, sale bingo, scommesse, etc. sono soggette ai limiti già noti ed il DPCM non introduce novità.


Sono sospese le discoteche, ma anche questa era una questione già disciplinata: altra minestra riscaldata.


All’art. 1 comma 6 lettera n) è previsto il curioso divieto di fare feste al chiuso o all’aperto (peccato che non vi sia una definizione legislativa di “festa”), ma quelle nelle abitazioni private non sono vietate, ma sono fortemente sconsigliate: no comment.
L’accesso ai luoghi di culto e le funzioni religiose si svolgono come prima: il DPCM lascia tutto come prima.
Insomma, un lungo elenco di obblighi già noti.


Le uniche novità sono i limiti di persone alle feste di matrimonio, il divieto di gite scolastiche, i ristoranti chiusi dalle ore 24 (misura che non ha alcun senso logico).
Lo smart working nella pubblica amministrazione sarà incentivato.
Insomma, pare evidente che si tratta di un DPCM poco incisivo, come detto, che non fermerà affatto il contagio.


Resta da capire come mai, a fronte dei numeri della curva del contagio in rapidissima risalita, il Governo ha di fatto deciso, di fatto, di non intervenire in modo energico.
Una cosa è certa: il Governo poteva risparmiarsi di fare tutta questa sceneggiata mediatica per obbligare la mascherina all’aperto e sconsigliare le feste in casa: per quest’ultimo consiglio, bastava una vecchia zia.

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
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