I decreti del Governo che passano grazie alle “assenze” dell’opposizione. Come diceva Borghi, è la “fusione” tra Lega e Pd?

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di Luigi Basso – In una recente intervista, veramente esilarante per il tempismo, il deputato Claudio Borghi si lagnava che, con la svolta moderata, la Lega avrebbe ben potuto entrare direttamente nel PD, anzichè nel PPE.
Non passavano neppure 24 ore e la fusione politica tra PD e Lega era ufficializzata.
La Camera ha votato, con 286 si e 180 no su 630 deputati eletti, il Dl Agosto.
Tutte le voci della vigilia su una maggioranza giallorosa senza numeri si sono dimostrate farlocche: grazie alle assenze dell’opposizione, molto più numerose di quelle della maggioranza numeri alla mano, il Governo ha messo in cassaforte un grande successo.


Nel pomeriggio, poi, il Governo Conte ha incassato un’altra vittoria indiscutibile, la madre di tutte le battaglie: la Commissione Bilancio della Camera ha votato la risoluzione a favore del Recovery Fund con l’astensione di tutto il centrodestra.


Subito dopo la ex baby sitter di Fiorello esultava sui social per il passaggio in Commissione della risoluzione sul Recovery e il (presunto) capo della Lega per Salvini Premier commentava con un proditorio e coraggioso: “Noi ci siamo” rivolto a Conte, un invito al dialogo (all’inciucio, sarebbe meglio dire tra maggioranza ed ex opposizione).


Insomma, al di là della intemerate televisive e degli sfottò su twitter e facebook, non vi sono dubbi sul fatto che la maggioranza PD e 5 Stelle è garantita dall’appoggio costante e significativo della cosiddetta minoranza.
A Bruxelles, si attende un’altra tappa del divertente processo di assimilazione della Lega al PD (copyright by Borghi) e di rieducazione del Capitano degna di un campo di Pol Pot: l’uscita della Lega dal gruppo all’europarlamento di Identità e Democrazia per entrare nel gruppo misto, un Purgatorio dal quale Giorgetti vorrebbe uscire, tra due anni, sotto le ambite insegne del PPE, il club di Angela Merkel che raccoglie la gente che conta, i fighetti dell’UE.


La metamorfosi dei leghisti da alleati della Le Pen a maggiordomi della Merkel è davvero molto gustosa e divertente: è bastato negare poltrone e posti ai salvinisti in UE (l’altro ieri un eurodeputato leghista anonimo confessava a Repubblica che il partito era rimasto a bocca asciutta, “manco una vicepresidenza alla commissione dei grilli che cantano”) per piegarli e asfaltarli come una piadina.


La lotta all’immigrazione selvaggia contro il Piano Kalergy, il piano di sostituzione etnica voluto dagli eurocrati merkeliani ed altre amenità simili, scodellate dai leghisti in questi anni al popolo bue come emergenza democratica, possono attendere: prima le cadreghe, prima le poltrone, altro che prima gli italiani.

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