La Lettera – Ma che razza di Lega è questa, possibile che vada bene così a tutti?

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Caro Direttore,

non so individuare il motivo per il quale le sto scrivendo. Non so individuarlo perché queste parole le ho sempre pensate, dall’ultimo raduno di Pontida, al quale partecipai (correva l’anno 2017). Forse esterno questi pensieri a lei solo ora perché gli ultimi fatti elettorali mi hanno dato la definitiva consapevolezza che le mie paure, i miei dubbi e le mie preoccupazioni sono fondate. Non sono anziano, sono nato nel 1990, ma nemmeno così giovane da non ricordarmi cosa eravamo un tempo. Seppur bambino, ho assistito alla dichiarazione di indipendenza di Umberto Bossi nel 1996 (durante il 25° anniversario di quest’ anno non ho letto nemmeno un trafiletto commemorativo su nessuna testata nazionale). Da quel 15 settembre capii davvero che non eravamo gente comune. Che noi, eravamo diversi. Ardeva un fuoco dentro di noi. Non eravamo semplicemente un movimento politico di protesta e di denuncia, eravamo incazzati. Eravamo un gruppo di persone, semplici, normali, vere e con tanto da perdere, che vedendo lo stupro continuo della propria terra, volevano reagire. Un gruppo di persone che non si erano mai riconosciute nelle istituzioni nazionali, che non si erano mai rassegnati agli usurpatori. Insomma, un gruppo di gente che sapeva quello che voleva e che non era disposta a scendere a compromessi, mai, con nessuno!

Da qualche anno a questa parte mi chiedo dove siano finite queste persone? Possibile che abbiano tutti abbandonato la battaglia? Possibile che siano rimasti tutti passivamente a guardare un cambiamento, quanto mai profondo, che stava avvenendo nell’anima del movimento? Possibile che vada bene così a tutti?

Forse oggi ho la risposta definitiva, forse oggi posso fidarmi del mio cuore e leggere i risultati delle elezioni amministrative 2020/2021 come la risposta: non siamo tutti morti!

Non sono un analista politico né un esperto, ma credo fermamente che ci voglia un cambio di marcia. Cosa stiamo aspettando? Perché non ci disgreghiamo una volta per tutte da quel movimento che non ci appartiene più? Purtroppo non c’è più spazio per seguire l’esempio di Re Salomone come disse “l’Umberto”. Purtroppo dobbiamo radunare tutti quelli che sono ancora incazzati, che hanno ancora voglia di lottare e di sognare un posto migliore, quelli che non scendono a compromessi e che non cambiano idea a ogni sbuffo di vento. Quelli che le loro idee le scrivevano a caratteri cubitali sui muri, e non in 140 caratteri sui social. È vero, che il leader solo al comando non ci rappresenta più, o forse non ci ha mai rappresentati; ma c’è carenza anche di gente, quella comune, quella che eravamo noi, un tempo, e che forse (sparpagliata) c’è ancora, e che è pronta a ricominciare.

Vorrei poter fare di più, l’ho sempre creduto.

Grazie per l’attenzione.

Gianluca Comerio, da Legnano

Caro Gianluca, lei fotografa la realtà. Sezioni sparite, tessere per un partito con un mare di debiti per 80 anni, e un altro invece immacolato, che si espande al Sud per cercare l’Eldorado. E, nel mezzo, l’abbandono totale della questione settentrionale. Vincere esalta. Vedere il partito di Pontida veleggiare a due grosse cifre ha dato fiato alle trombe. Ma anche ai tromboni.

Io osservo da anni, fuori dalla porta, l’evoluzione e la parabola dell’ex partito del Nord. Vedo al governo persone che in tempi normali avrebbero potuto al massimo fare il segretario di sezione o il segretario provinciale, ma proprio al massimo. Vedo mezze tacche commissariare…. Vedo che le persone “normali”, la terza fila diciamo, sono intolleranti alla scomparsa della Lega delle origini. Sa cosa manca? Manca che la seconda fila che ancora oggi è dentro quel partito o quel che ne resta, non resti in silenzio. Mugugna, tentenna, resta lì. I colonnelli o si sono allineati o ti dicono “in fin dei conti ha portato il partito a quei livelli”. E i livelli, si sa, in politica vanno e vengono. Sali sali e poi scendi… scendi… I voti si pesano, non si contano soltanto.

Oggi il peso dei voti della Lega qual è? E quale sarà mentre fino al 2023 Draghi cucinerà a fuoco lento l’antipolitica farlocca, l’antisistema fantoccio della destra populista?

Per fare politica non c’è bisogno dei voti dei fascisti. Né dei comunisti. Non c’è bisogno di personaggi che fanno servizi sfigati per accreditarsi nello scenario internazionale. C’è bisogno di una classe dirigente che non cambia i nomi alle piazze dedicate ai magistrati antimafia, c’è bisogno di una classe politica coerente nella vita privata così come in quella pubblica. E oserei dire che c’è anche bisogno di Europa e non di tornare alla lira, perché quella cosa della svalutazione competitiva valeva 30 anni fa. E oggi siamo quasi nello spazio per andarci a vivere. Avanti!

Se la Lega vuole rinascere, deve cambiare segretario, dimagrire nei consensi ma essere ciò per cui è nata. In primo luogo amministrare bene dove governa. Che è la prima forma di rispetto e rappresentanza dello stile ambrosiano, solidale ma rigoroso. Via personaggi e personaggetti da commedia.

Nel mio piccolo io ho rialzato una bandiera, con questo giornale. Fare semplicemente informazione con la sensibilità di chi vive il Nord. Serve la controparte del gioco, chi vuole fare politica con la sensibilità di chi è stato eletto al Nord. Di eletti ce ne sono, di politici che si sentono sulle spalle la responsabilità di essere stati eletti al Nord ne vedo pochi e silenziosi. Parlino, per Dio!

Il direttore

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