Che nostalgia per la Politica. Non certo per i servi di partito

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di Roberto Pisani – “E la Divina Commedia, sempre più commedia al punto che ancora oggi io non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito, o un servo di partito”.

Così scriveva e cantava Antonello Venditti nel 1975 con la sua celebre canzone “Compagno di scuola”. Erano gli anni post ’68, gli anni di piombo, gli anni degli scontri di piazza tra destra e sinistra, gli anni delle ideologie politiche spinte all’eccesso.A tenere banco vi erano i vari Berlinguer, Almirante, Moro, Pertini. Tangentopoli era ancora lunga da venire. Si faceva politica con la P maiuscola nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze e soprattutto nelle università. Gli anni in cui la DC dettava legge e cercava di tenere testa al comunismo rappresentato in Italia dal PCI di Berlinguer.

Tempi che chi come ha iniziato in quegli anni a masticare di politica ricorda con estrema nostalgia. La nostalgia di una politica fatta di ideali di programmi e non di proclami che cambiano ogni giorno in base ai sondaggi. Nessun rosario sventolato, nessuna citazione ai santi, nessun partito personalistico e personale, nessun comico impegnato a fare il gran burattinaio. Eppure Venditti parlava di servi di partito. E se quelli di allora erano da considerarsi servi di partito questi cosa sono?

“Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”

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