Bonus bici? Provarci è un incubo. La Svizzera ci invada al più presto

3 Novembre 2020
Lettura 1 min

di Pierluigi Crola – Vorrei fare qualche considerazione sul tanto sbandierato bonus bici.

  1. le aziende, i bar, i ristoranti e gli artigiani sono in crisi, ma invece che stanziare fondi per aiutare la loro situazione sempre più precaria, non solo non si blocca il versamento delle imposte (anche se non producono redito devono comune far fronte alle scadenze fiscali), ma vengono sperperate disponibilità per vari bonus (gli 80 euro di renziana memoria per chi già lavorava, non certo per i disoccupati, il bonus per le vacanze e adesso quello per la bici):
  2. a differenza del bonus vacanze, molto meno complicato, cui non potevano accedere tutti, ma solo quelli con un ISEE fino a 40.000 euro, per il bonus bici non è stato richiesto nessun ISEE, per cui in teoria potrebbero accedervi anche capitani d’industria, calciatori o burocrati superpagati;
  3. ha provato anche mia figlia a fare la trafila: la richiesta partiva dalle 9 e dopo un quarto d’ora aveva davanti a sé circa 300.000 richieste;
  4. arrivato il suo turno, dopo 7 ore di estenuante attesa, il sito delle poste per la conferma dello SPID era bloccato e pertanto non si poteva accedere al sito del ministero;
  5. verso le 16.30 chiamiamo dei numeri indicatici dal Ministero stesso, ma nessuno risponde;
  6. lo stesso vale per il numero verde delle Poste, dove o ti rispondono che per motivo di intenso traffico si consiglia di chiamare più tardi, oppure quando riescono a rispondere, cade la linea e bisogna ricominciare tutto da capo. Alla fine abbiamo dovuto desistere.

Non mi resta che un solo appello da fare: cugini elvetici, venite a invaderci e a salvarci al più presto!

Pierluigi Crola, docente di lingua e letteratura inglese e di lingua e letteratura milanese

Photo by Solé Bicycles

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