Class action dei commercianti lombardi contro l’errore della zona rossa

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Una class action proposta dalle associazioni di commerciali e imprenditori lombardi sull’errore che ha portato a decretare la Lombardia zona rossa. A patrocinare l’azione legale, l’avvocato Francesco Borasio insieme al collega Angelo Leone. “Io sono lombardo, sono nato a Bergamo, lavoro a Milano e ci tengo alla mia regione e la mio territorio”, spiega l’avvocato Borasio, raggiunto al telefono da LaPresse.

“La nostra finalità è quella di tutelare la popolazione lombarda da errori amrchiani come quello che ha portato all’istituzione della zona rossa – ha chiarito – . Da quello che appare, e nulla è stato contestato per adesso, sembra esserci stato un delirio di incapacità. L’incapacità – chiarisce – può essere punita in sede penale e in sede civile. Allo stato, dalle notizie che sono trapelate, appare che ci sia una grave ignoranza della normativa e della capacità di gestione di una situazione estremamente seria egrave” come l’emergenza Coronavirus.

Per questo gli avvocati Borasi e Leone, con le tre associazioni di categoria che hanno già aderito all’iniziativa, chiederanno “l’accesso agli atti per ottenere da Regione Lombardia tutta la documentazione per capire come sia nato questo ‘errore’ e se vi siano aspetti che ancora non conosciamo. Questo episodio – ha aggiunto l’avvocato Borasi – è di una gravità inaudita” e “ha prodotto una danno a 10 milioni di italiani che vivono in Lombardia: c’è chi parla di una perdita di 600 milioni euro anche se è difficile in questo momento fare un conto preciso. Ci sarà il momento per farlo” nel corso della maxi causa civile che verrà avviata davanti al Tribunale di Milano per valutare i danni causati dall’errata valutazione che ha portato domenica scorsa a considerare la Lombardia zona rossa.

“Questa è una vicenda di una tale gravità che mi ha obbligato moralmente ad intervenire – ha sottolineato ancora il legale – . La vicenda non può passare sotto silenzio, anche perchè si tratta di un ‘errore’ stupido. Il ministro di Napoleone, Joseph Fouché, una volta ebbe a dire che è molto più criminale fare una cosa stupida piuttosto che una cosa penalmente rilevante”, chiosa l’avvocato Borasi. Insieme al collega Leone, il legale ha anche dato notizia della class action avviata dalle associazioni di categoria, alla quale hanno aderito alcuni esercenti, al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, che con il suo pool di magistrati sta indagando sulla vicenda dei camici. 

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